L’incontro a Washington tra Yossi Cohen, numero uno del Mossad e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, segna il primo rapporto diretto tra Israele e la nuova amministrazione americana insediatasi a gennaio.

Lo scopo della visita di Cohen è noto. Si è trattato di ribadire la posizione israeliana relativa all’ipotesi di un rientro americano nel JCPOA, l’accordo sul nucleare iraniano voluto da Barack Obama e siglato a Vienna nel 2015. Accordo dal quale gli Stati Uniti uscirono nel 2018 per volontà di Donald Trump.

Israele non ha mai modificato la propria posizione relativa all’accordo, che è di ritenerlo assolutamente inadeguato per la sicurezza dello Stato ebraico a fronte della concreta minaccia regionale rappresentata dall’Iran.

Il ritorno, con l’amministrazione Biden, di diversi funzionari che agirono affinché l’accordo si realizzasse, nonché la dichiarata volontà espressa dal neo-presidente di rinegoziarlo, hanno chiaramente messo in allarme Israele, da qui la necessità di esplicitare la propria posizione inviando il capo del Mossad, accompagnato dal Consigliere per la Sicurezza israeliano, Meir Ben-Shabbat a un incontro con il Consigliere per la Sicurezza Nazionale americano Jake Sullivan.

Dalle indiscrezioni trapelate risulta che Biden avrebbe rassicurato Israele sul fatto che attualmente non sussistono le condizioni per un nuovo accordo. Le posizioni dei due paesi sono ancora troppo distanti.

Di fatto, la strada è accidentata. L’Iran non ha modificato la propria posizione; il primo passo devono farlo gli Stati Uniti togliendo le pesanti sanzioni fatte applicare da Trump, poi ci si potrà sedere a un tavolo. Ma è chiaro che se gli USA procedessero in questa direzione darebbero all’Iran un vantaggio indiscutibile ai fini di un negoziato rinnovato. Anche Trump era disponibile a un nuovo negoziato, ma in una posizione di forza, non di accondiscendenza.

Le prossime mosse di questa partita, di interesse vitale per Israele, sono ancora tutte da giocare, nella consapevolezza che il legame speciale instaurato con l’amministrazione americana precedente è alle proprie spalle.

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Milanese. Laureatosi in filosofia teorica a Roma, è ricercatore indipendente relativamente al conflitto arabo-israeliano. Collabora con L’Informale, Progetto Dreyfus e Caratteri Liberi. Diverse sue interviste con alcuni dei più autorevoli studiosi di storia di Israele, islamismo e jihad, tra cui Benny Morris, Daniel Pipes, Robert Spencer e Mordechai Kedar, sono apparse oltre che su L’Informale, su DanielPipes.org, Middle East Forum, Frontpage Magazine e The Jerusalem Herald. Direttore editoriale della collana Ricerche sull’antisemitismo e l’antisionismo della Salomone Belforte Editore, ha pubblicato Il Sabba Intorno a Israele: Fenomenologia di una demonizzazione, Lindau, 2017 e Il Capro Espiatorio: Israele e la crisi dell’Europa, Lindau, 2019. Segue la politica estera per La Voce Repubblicana.