Ad inizio maggio Henry Kissinger, il leggendario ex Segretario di stato americano (1973-77) ora 97enne, ha lanciato un monito sull’escalation delle relazioni Washington-Pechino, affermando: “It’s the biggest problem for America; it’s the biggest problem for the world. Because if we can’t solve that, then the risk is that all over the world a kind of cold war will develop between China and the United States”. Kissinger ha spiegato con straordinaria lucidità i motivi di tale preoccupazione, precisando: “For the first time in human history, humanity has the capacity to extinguish itself in a finite period of time. We have developed the technology of a power that is beyond what anybody imagined even 70 years ago. And now, to the nuclear issue is added the hi-tech issue, which in the field of artificial intelligence, in its essence is based on the fact that man becomes a partner of machines and that machines can develop their own judgment. So in a military conflict between hi-tech powers, it’s of colossal significance”. L’opinione dell’uomo politico americano assume un rilievo significativo, in quanto egli fu il tessitore (dietro le quinte) dello storico viaggio del Presidente americano Richard Nixon in Cina (febbraio 1972), passo cruciale nella normalizzazione dei rapporti sino-americani. Kissinger sottolinea un aspetto nuovo da tenere in considerazione: la crescente rilevanza della tecnologia in cui l’AI (Artificial Intelligence) svolgerà un ruolo sempre più autonomo nell’assunzione decisionale, sulla base di un giudizio proprio, per certi versi slegato da quello umano. Si tratta di un aspetto inquietante che ci riconduce allo sviluppo tecnologico, giunto ad un livello oltre il quale il controllo dell’uomo sulla tecnologia non può più essere dato per scontato. Risulta pertanto essenziale comprendere come le due grandi super potenze stanno gestendo la relazione tra il potere politico e quello dei Big Tech. Iniziamo dagli USA. Sono state appena pubblicate le trimestrali delle cosiddette FAAMG+N (Facebook, Amazon, Apple, Microsoft, Google+Netflix): l’utile cumulato conseguito da tali colossi si è attestato a 76.3 miliardi dollari (gennaio-marzo 2021), valore più che doppio rispetto allo stesso periodo del 2020 (37 miliardi dollari). Ciò rispecchia più o meno quanto avvenuto in Borsa: essi capitalizzano circa 8.500 miliardi dollari, più o meno il doppio di quanto capitalizzavano ante Covid-19 (4.200 miliardi dollari). La rilevanza di tali giganteschi numeri (il valore delle FAAMG+N è pari alla somma del PIL annuale di Germania e Giappone!) trova un riscontro analogo negli investimenti che gli stessi colossi Big Tech si apprestano ad effettuare negli Stati Uniti. Apple – big tra le Big con una capitalizzazione di circa 2.200 miliardi $ – ha appena annunciato un piano di investimenti negli Stati Uniti di 430 miliardi dollari nel prossimo lustro Apple Flexes Power With Its $430 Billion U.S. Investment Plan – Bloomberg Si tratta di un progetto che include 40.000 nuove assunzioni, con incentivi per tutta la rete di fornitura: 9.000 aziende collocate nei 50 Stati del Paese, comprese decine di produzioni televisive per lo streaming di Apple TV. Il colosso di Cupertino darà inoltre vita ad un grande campus high-tech in North Carolina, nel cuore del Research Triangle (il Triangolo della ricerca tra Raliegh, Durman e Chapel Hill), uno dei principali hub statunitensi dedicati all’innovazione. Il CEO Tim Cook ha parlato di investimenti per un rilievo generazionale, sottolineando il contributo all’economia del Paese nel quinquennio 2021-26 come risposta agli appelli e alle strategie nazionali di risanamento sociale ed economico, con accento sul made in USA, della Casa Bianca. In effetti, il solo dato numerico del piano è sufficiente per una riflessione: una sola azienda investe un ammontare che è quasi la metà di quanto l’intera Europa ha destinato al rilancio del sistema economico complessivo post pandemia (il Next Generation EU ammonta a 750 miliardi euro)! E’ evidente che nessuna Amministrazione avrebbe l’insensatezza di porsi come ostacolo ad un’azienda che presenta un piano di questo valore nazionale, ed è questo il motivo per cui la Casa Bianca si guarderà bene da approvare normative che potrebbero penalizzare il business di Apple (e degli altri Big Tech a stelle e strisce). Sulla sponda opposta del Pacifico si sta invece consumando una feroce battaglia tra i Big Tech cinesi e l’establishment di Pechino. Dopo l’attacco frontale messo in atto contro Jack Ma e il suo colosso Alibaba, il sistema politico sta ampliando il suo raggio d’azione anche nei confronti di Tencent Pechino all’attacco di Tencent. Il fintech è di nuovo bersaglio della Cina – Formiche.net Si tratta di un elemento dirimente, perché in grado di dimostrare che l’approccio di Pechino non è mutato esclusivamente nei confronti di un singolo attore (Jack Ma) bensì nei confronti dell’intero settore dei Big Tech, e che l’obbiettivo è ricondurre ogni tipo di potere, anche i più rilevanti (chi conosce la Cina sa che WeChat di Tencent è un’App che contiene tutte le app, quindi gestisce di fatto il sistema digitale cinese), sotto il controllo del potere politico del partito comunista. Il capitalismo digitale deve quindi assoggettarsi al capitalismo politico, pena il rischio della sua stessa esistenza. Per chi non avesse inteso il messaggio basti aggiungere che, mentre si scrive, l’Antitrust cinese sta andando all’attacco delle società offshore create nei vari paradisi fiscali utilizzate finora da Alibaba, Tencent, Meituan, JD.com e Baidu per attirare capitali (soprattutto americani) sui listini cinesi, aggirando i divieti statali agli investimenti esteri. L’approccio punitivo di Pechino pone quindi al primo posto la salvaguardia del sistema di potere, con impatti soffocanti per lo sviluppo del business privato, potenzialmente in grado di impattare negativamente sulla capacità di innovazione strategica del sistema cinese. Il modello americano parrebbe quindi vincente per i Big Tech, lasciandoli liberi di prosperare senza ostacoli normativi e fiscali. In realtà, nel sistema statunitense si sta scatenando una feroce battaglia all’interno dell’ecosistema Big Tech, cioè tra le FAAMG+N. Gli indizi sono sempre più numerosi: dall’approccio ostativo di Apple nei confronti di Facebook (l’ultimo aggiornamento IoS dell’iPhone di fatto impedisce il tracciamento dell’utente, con impatti di rilievo per il marketing targettizzato della società di Menlo Park), fino alla causa intentata da Epic Games (e supportata in termini mediatici da Facebook) contro Apple per aver bloccato l’app di Fortnite su tutti i suoi dispositivi Epic Games vs Apple, al via il processo tra i due colossi tecnologici – Affaritaliani.it In altri termini, mentre in Cina la sfida è tra il potere politico da un lato e i Big Tech dall’altro, negli Stati Uniti essa è tra i Big Tech. Una competizione in cui ciascuno, ben sapendo che i servizi a valore aggiunto riguardano sempre di più l’acquisizione, lo stoccaggio e l’utilizzo dei dati, cerca di erodere quote di mercato agli altri ed in cui tutti i player sono di fatto competitors. Si sta realizzando la profezia di Mirko Hypponen, Chief Research Officer di F-Secure, che nel 2017 disse:” Credo che i dati siano il nuovo petrolio. E così come il petrolio ha portato prosperità ma anche problemi, lo stesso faranno i dati”. Se finora la maggior parte di noi si è focalizzata sulla prosperità, Kissinger ci ha rammentato che esiste anche l’altra faccia della medaglia.