E’ sicuramente encomiabile che il presidente francese Emanuel Macron abbia voluto ricordare solennemente la figura di Bonaparte a due secoli dalla morte. Solo l’Italia avrebbe altrettanti doveri di riconoscenza nei confronti di Napoleone di quanti ne abbia la Francia. Lo dimostra proprio l’unico storico citato da Macron nel suo discorso, Chateaubriand che si è preoccupato innanzitutto di testimoniare la nascita non francese di Napoleone “Buonaparte”. La cosa più curiosa è che delle decine di migliaia di storici che si sono occupati di Napoleone l’unico citato nel discorso del presidente francese sia proprio un suo irriducibile nemico. Per Chateaubriand essenzialmente Bonaparte è un tiranno bevitore di sangue, nel caso migliore, un pazzo. Chateaubriand come ogni realista considerava necessariamente Napoleone un usurpatore del trono, per la semplice ragione che non discende da un’origine divina come i monarchi consacrati. Va detto che Macron corregge il tiro. Napoleone è il figlio della Rivoluzione che come sovrano riconosce soltanto la volontà popolare. “Cos’è il governo? Nulla se non ha l’opinione pubblica con sé”. Ecco Bonaparte primo console.

Questo aspetto squisitamente democratico, il colpo di Stato di Brumaio, indispensabile per salvare la repubblica dalla reazione è retto dal favore dell’opinione pubblica, non è mai sottolineato abbastanza. Anche Macron sembra infatti più preoccupato di ricordare l’architettura dello Stato francese lasciata da Bonaparte ai posteri, piuttosto che il suo principio. E’ il popolo che vuole Bonaparte alla guida della nazione, gli autori del colpo di Stato volevano porre al vertice il generale Moreau. Perché mai Bonaparte chiede il referendum sul consolato? Sulla base del controllo dell’esercito, non ne avrebbe nessun bisogno, ma, soprattutto. nonostante gli strumenti di potere di cui poteva disporre, non sarebbe in grado di controllarne il risultato.

La Francia porta a votare tre milioni di cittadini, quando fino a quel momento non ne avevano votato che duecentomila. Gli amici di Chateaubriand hanno discusso a lungo di come il club giacobino durante la rivoluzione fosse in grado di influenzare il singolo voto dell’elettore. Era possibile, quando si trattava di poche centinaia di persone iscritte ad un seggio. Ma nemmeno con le baionette in canna si poteva convincere tre milioni di francesi ad accettare un consolato a vita se non lo avessero voluto. Tanto è vero che fra tutti i consensi raccolti sono i soldati a esprimere il minor gradimento per il consolato di Bonaparte. Napoleone rimase deluso dal voto dell’esercito.

Siamo di fronte al primo grande suffragio referendario della democrazia moderna dove non si conferma uno stato di fatto ma lo si promuove. Il principio democratico si esprime con Bonaparte ecco il punto da mettere a fuoco. Poi si tratta sempre di capire come essere fedeli a questo principio democratico, a non usurparlo, ai risultati conseguiti. Il timore è che la Francia abbia sempre accarezzato il prestigio portato da Bonaparte, senza preoccuparsi poi molto della sua coerenza democratica. Come diceva l’Imperatore, “i francesi amano più la vanità che la libertà”. Anche in questo discorso di Macron dove pure, nonostante le contraddizioni, viene sostenuta la continuità tra i principi del 1789 e l’impero del 1805, si avverte la stessa oscillazione di sempre. Troppo bonapartismo e troppo poco.