Un cittadino garantista non sospetta, a proposito della vicenda Amara, che magistrati e stampa abbiano voluto insabbiare tutto, come pure è stato scritto. Altrimenti questo sarebbe giudizio degno di un complottista. Un cittadino garantista, al contrario, confida che la procura di Milano abbia valutato come ininfluenti le dichiarazioni dell’avvocato Amara. insulse le ipotesi di una loggia segreta detta “Ungheria”, indecente il tentato coinvolgimento della persona più illustre che vi si conoscerebbe, l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Per cui la procura di Milano avrebbe fatto la cosa giusta, ovvero cestinare il tutto come si fa con una lettera anonima. Se poi il procuratore Di Matteo voleva registrare comunque l’ipotesi di reato, anche questo per un garantista è giusto, nel senso che gli scrupoli del dottor Di Matteo gli fanno onore e non si possono biasimare. E’ qui che le certezze del nostro cittadino garantista sono destinate a vacillare pericolosamente. Cosa bisognava fare? Rimettersi al parere collegiale, o prendere un’iniziativa individuale come è stata presa? Per la verità entrambe le scelte sono lecite, né la costituzione, né il codice, impediscono una divergenza di valutazione all’interno della procura di fronte a cui un semplice cittadino può solo esprimere il suo parere personale. Il conflitto semmai va composto dal Consiglio superiore dei giudici, il Csm, il loro organo di autogoverno ed è qui che incredibilmente invece di dipanarsi, i dubbi si infittiscono. Ovviamente un cittadino garantista si guarderà bene da fare dell’inutile ironia su un magistrato competente ed illustre come il dottor Davigo. Qualunque battuta contro lo stipendio dei professori universitari il dottor Davigo abbia fatto, qualunque sia la sua idea sulla colpevolezza degli italiani, il cittadino garantista non lascerà influenzare le doti di equilibrio che deve mantenere. Per questo è difficile comprendere, non il comportamento del dottor Davigo che sarà stato sicuramente congruo, ma le sue dichiarazioni rese ad una trasmissione della Sette, giovedì scorso, quando ha detto che, parole testuali “non si potevano seguire le vie formali, qualunque strada formale, avrebbe comportato il disvelamento di tutta la vicenda”. Questo è un colpo al cuore per un cittadino garantista, perché se la forma della legge non tutela la legge stessa, che cosa la può tutelare? Tanto vale porre il dottor Davigo al posto della legge, il giudizio assoluto sostituisce e anticipa il potere assoluto. E’ davvero dura per i poveri cittadini garantisti e pure per una magistratura che svolge il suo compito sottoposta alla legge come chiede la costituzione.