Si è svolta oggi, 7 maggio, la conferenza stampa di presentazione di “Una nuova giustizia per l’Italia”, primo capitolo del Programma per l’Italia, il Comitato scientifico presieduto da Carlo Cottarelli, con Carlo Calenda in rappresentanza di Azione, Simona Viola in rappresentanza di +Europa, Bepi Pezzulli – capo della segreteria politica del PRI e direttore de La Voce RepubblicanaEdoardo Croci per i Liberali, e Franco Turco per ALI – Per fermare il declino. Il gruppo di lavoro sulla giustizia, coordinato dagli Avvocati Sara Biglieri ed Andrea Mazziotti, ha elaborato un articolato piano di riforme che, se applicato, riporterebbe il nostro paese nella modernità ripristinando il rapporto di fiducia, oggi compromesso, tra cittadini ed istituzioni giudiziarie. Del gruppo di lavoro sulla giustizia fa parte il Responsabile nazionale Giustizia del PRI Fabio Garaventa, che ha guidato, in particolare, la parte relativa alla giustizia penale.

Il programma, volto a restituire autorevolezza alla magistratura ed a rafforzare lo stato di diritto, abbraccia tutti gli aspetti del sistema giustizia e vuole andare oltre il PNRR, appena presentato dal governo Draghi.

Diciamolo subito: per poterlo realizzare occorre un salto di qualità e di volontà politica, che strappi finalmente l’azione giudiziaria ai bui meandri di un neo-corporativismo fuori dal tempo e dallo spazio internazionale.

Le proposte spaziano dalla ben nota separazione delle carriere, da perseguire attraverso la creazione di due CSM autonomi (uno giudicante e l’altro inquirente) e mediante un nuovo metodo di voto capitario che, superando il voto di lista, blocchi l’effetto patogeno delle correnti in seno a quella che dovrebbe avere la natura di un’associazione privata tra magistrati, l’ANM appunto.

Per il Comitato è imperativo porre un assoluto divieto alle revolving doors, che al momento consente un insano ping-pong di toghe divise tra attività politica, ruoli di governo e uffici di magistratura; come pure sarebbe il caso di applicare il principio di trasparenza, in relazione ai risultati e alle performance, in modo completo, affinché il cittadino possa monitorare l’efficienza della macchina giudiziaria, pagata con le sue tasse. Sul fronte dell’efficientamento processuale attraverso l’uso delle tecnologie digitali, un’altra proposta del Comitato è quella di unificare le numerose piattaforme in uso del processo telematico e le relative banche dati.

Queste riforme sono ormai ineludibili e vanno fatte rapidamente, hanno sostenuto Cottarelli e ciascuno dei 5 leader di partito, cogliendo la finestra di opportunità che sembra essersi dischiusa, per modernizzare finalmente gli apparati giudiziari, ridurre i tempi dei processi ed aumentare la produttività dei tribunali, portando in definitiva il Paese nella modernità.

Il Comitato propone inoltre di attenuare il principio di obbligatorietà dell’azione penale, per neutralizzare l’arbitrio delle procure in relazione alle scelte inquirenti; di uscire dalla barbarie dei processi mediatici attraverso una maggiore tutela del segreto istruttorio; di introdurre norme stringenti sulla durata delle indagini preliminari e sanzioni processuali per i ritardi.

La proposta di riforma include un programma di depenalizzazione delle offese minori ed il rafforzamento di strumenti per la risoluzione alternativa delle controversie, quali arbitrati e mediazioni in materia civile e il ricorso al patteggiamento in materia penale, nonché norme per prevenire gli abusi del processo, come l’aumento delle sanzioni per lite temeraria.

La proposta di riforma prevede inoltre la valorizzazione della magistratura onoraria, l’introduzione del rito semplificato con giudice monocratico in materia amministrativa ed il consolidamento sotto la responsabilità del Ministero della Giustizia di tutte le magistrature non ordinarie (amministrativa, tributaria e militare).

Vi è in ultimo, ma non meno importante, un segno di particolare e giusta attenzione verso l’impresa, con l’idea di assegnare le nuove cause in materia commerciale a sezioni ad hoc con organico rafforzato.

La proposta di riforma è ispirata ai due criteri di realismo e gradualità ed intende contribuire alla realizzazione della società democratica e alla ricostruzione della credibilità internazionale del Paese. Il lavoro del Comitato ha l’ambizione di introdurre la cultura della managerialità nell’amministrazione della giustizia. Tutti i relatori, a cominciare dal presidente Cottarelli, hanno evidenziato la necessità di restituire al sistema giustizia la funzione di leva di competitività per il sistema-Paese, facilitando, piuttosto che rallentare, l’attività economica.

La proposta di riforma, hanno sottolineato le forze politiche, farà parte del programma politico alle prossime elezioni nazionali.