Nel conflitto seicentesco fra il pensiero di Pascal e quello di La Rochefaucald, l’Eliseo ha dato la conferma che solo quest’ultimo ha influenzato veramente l’epoca successiva. Per La Rochefaucauld la morale è un frutto del diritto del più forte in natura, e Dio una mera astrazione. Come spiegare altrimenti il discorso di Macron in occasione del bicentenario della morte di Bonaparte? Macron non ha dato un distinguo morale e nemmeno uno politico. Il presidente francese ha “bonaparteggiato”, dicendo che anche lui come l’imperatore rivendica tutta la storia francese che lo precede. Bonaparte “da Clodoveo al comitato di salute pubblica”, sapeva appena chi fosse Clodoveo e voleva salvare l’esperienza di un comitato a cui doveva i gradi di generale ed i cui membri erano ancora giureconsulti. Macron non si accorge che insieme a Clodoveo, prima di lui, vi è anche la repubblica di Vichy. Sottoposto alla luce grandiosa di Bonaparte il presidente francese si è dimenticato dei due secoli che gli sono succeduti, non proprio prestigiosi. Verdun, “l’affaire Dreyfuss”, la “drole de guerre”, L’Indocina, l’Algeria, miserie ignote alla Francia napoleonica che ammirava le stragi di Carlo nono.

Solo Napoleone poteva ambire ad una sottomissione come quella offertagli dal presidente Macron, più bonapartista di chiunque altro. Del resto nel suo discorso per il bicentenario troneggia la figura di Chateaubriand. Come riferimento storiografico Macron ha scelto un malinconico monarchico che odia Bonaparte sempre ammirandolo. Il contrario di Stendhal che ama Bonaparte e cessa di ammirarlo dopo la rottura repubblicana del 1804.
Anche se allievi di Pascal, si può assolvere comunque moralmente Bonaparte. La sua politica sociale prosegue pur sempre le finalità della rivoluzione, ovvero lo smantellamento della società feudale. Non può quindi darsi obiettivi di prosperità e benessere che non erano ancora pianificabili se non al costo di grandi conquiste territoriali. Non ci sono all’epoca Stati prosperi che non possedessero appezzamenti coloniali, l’impero austriaco, puramente continentale, impone un grigiore sociale insopportabile. La Russia che non riesce a spingere i suoi possedimenti oltre alle pendici del Caucaso, ha ancora addirittura la servitù della gleba. Il primo ad accorgersene sarà lo stesso Napoleone, quando attuato il blocco, perde le provvigioni di zucchero fornitegli dal commercio con l’Inghilterra. La Francia si darà all’allevamento della barbabietola. Valeva la pena di una guerra mortale con l’impero britannico, pur di tornare a zuccherarsi le bevande! E’ difficile la condanna morale di Bonaparte anche quando tradisce i suoi principi democratici e instaura una tirannia insopportabile, trascinando centinaia di migliaia di persone al macello.
Egli risponde pur sempre alla logica e all’economia del tempo.

Ha dell’incredibile invece non esprimere un giudizio politico, per gli errori tragici che commette, in Spagna prima, in Russia poi, con il blocco continentale subito. Per non parlare dei francesi soddisfatti della salvaguardia delle frontiere naturali e Bonaparte che le vuole ampliare, privo di un esplicito mandato popolare, fino ai famigliari promossi a sovrani dei regni conquistati. Tutti aspetti che non interessano il presidente Macron, rivendicati anche questi dalla sua scarsa memoria.

Quando lo zar Alessandro arriva a piazza Vendome e vede il Napoleone di marmo posto in cima alla colonna, dice che da quell’altezza a lui sarebbero venute le vertigini. Quelle stesse venute a Macron. Affacciatosi sulla nube di gloria bonapartista, non si è accorto di quella di polvere che gli sta sotto.