In ogni occasione possibile la comunità internazionale delle nazioni, l’ONU e l’UE, ribadiscono l’importanza di raggiungere una soluzione a due Stati per Israele e Palestina.  Questa soluzione si basa sul presupposto che i due Stati possano e vogliano raggiungere un accordo per vivere fianco a fianco in pace.  Ma cosa stanno facendo l’ONU e l’UE per aiutare israeliani e palestinesi a costruire la fiducia reciproca e arrivare a questa decisione?

I due organismi internazionali vorrebbero essere noti come “mediatori onesti”, ma i fatti spesso smentiscono questa ambizione. Solo l’anno scorso, l’ONU ha puntato il dito contro Israele approvando 17 risoluzioni per “violazioni dei diritti umani”, mentre nello stesso periodo ne ha approvate solo 6 contro tutti gli altri paesi membri dell’ONU – 192 in tutto! Israele viene così rappresentato come un trasgressore peggiore di Paesi come l’Iran, la Libia o la Cina, per citare solo tre tra i più gravi violatori dei diritti umani. Agendo con un pregiudizio così palese, l’ONU scredita se stessa e i valori per i quali questa organizzazione mondiale è stata creata.

Anche l’UE ha i suoi occasionali “punti ciechi”. È noto da tempo che i libri di testo scolastici palestinesi incitano ad un odio feroce verso gli israeliani e contengono tremendi stereotipi antisemiti. Come possiamo aspettarci una pace duratura tra questi due popoli se i bambini vengono nutriti di bugie e gli viene insegnato ad odiare? L’UE paga gli stipendi degli insegnanti che usano questi testi scolastici come base didattica. Se le parole hanno ancora un significato, e se l’UE vuole sinceramente dare un aiuto concreto per il raggiungimento di una pace israelo-palestinese concordata e duratura, deve immediatamente fermare questo flusso di denaro finché i libri di testo non saranno riscritti ed epurati dall’odio. Un paese europeo, la Norvegia, lo ha già fatto, dando l’esempio.

Di seguito, il testo di una lettera firmata da 16 parlamentari europei di 14 paesi diversi, che è stata consegnata a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea.

 

Gentile Presidente Von der Leyen,

Noi sottoscritti membri del Parlamento Europeo Le scriviamo per esprimere le nostre gravi preoccupazioni circa la diffusa glorificazione e incitamento al martirio contenuti nei libri di testo pubblicati dall’Autorità palestinese, come documentato qui e qui.

Dopo mesi di ritardi stiamo ancora aspettando la lungamente attesa revisione, finanziata dall’UE, del curriculum palestinese da parte del Georg Eckert Institute (GEI). Supponendo che lo studio del GEI confermi che i libri di testo palestinesi continuino a violare gli standard dell’UNESCO sulla pace, la tolleranza e la non violenza nell’istruzione, la Commissione deve prendere misure immediate per porre fine all’intollerabile indottrinamento dei bambini palestinesi, soprattutto dato che esso è finanziato dai contribuenti europei.

Poiché l’UE paga direttamente gli stipendi degli insegnanti palestinesi che usano questo materiale di odio nelle loro classi, dobbiamo seguire l’esempio dato dal governo della Norvegia l’anno scorso e trattenere almeno una parte dei finanziamenti all’AP finché non sostituirà finalmente questi orrendi libri di testo.

Come sapete, le nostre preoccupazioni sono condivise da una significativa maggioranza del Parlamento Europeo. La relazione sul discarico del PE “Discarico 2019: Bilancio generale dell’UE – Commissione e agenzie esecutive 2020/2140(DEC)” approvato proprio la settimana scorsa, ribadisce le sue “preoccupazioni per l’odio e la violenza insegnati nei libri di testo palestinesi e che gli stipendi pagati agli insegnanti e ai dipendenti pubblici nei settori dell’istruzione devono essere subordinati a materiale didattico e contenuti dei corsi conformi agli standard dell’UNESCO.”

Questa non è una richiesta che facciamo alla leggera. È proprio perché sosteniamo fortemente l’obiettivo di una soluzione negoziata a due Stati che siamo giunti alla non facile conclusione che l’UE non ha altra scelta che trattenere alcuni finanziamenti. È impossibile immaginare un futuro in cui palestinesi e israeliani possano vivere in pace e sicurezza l’uno accanto all’altro finché ai bambini palestinesi verrà insegnato ad odiare. Questo tipo di indottrinamento non solo porterà la prossima generazione di palestinesi contro la pace, ma indurirà anche la posizione della parte israeliana, dove la questione è comprensibilmente seguita da vicino. Alla fine, come è successo spesso in passato, sarà proprio il popolo palestinese la vittima principale dei fallimenti della sua stessa leadership.

Inoltre, c’è la questione specifica dell’incitamento antiebraico. Purtroppo stiamo assistendo anche qui in Europa all’aumento del letale antisemitismo e ci congratuliamo con lei per la sua leadership e per i piani della Commissione di elaborare una strategia globale dell’UE per combattere questo odio di antiche radici. Ci deve essere tolleranza zero sia in patria che all’estero verso questa piaga, in particolare quando sono coinvolti i soldi dei contribuenti europei.

Infine, non siamo preoccupati solo per l’impatto che questa controversia avrà sul conflitto stesso, ma anche sul nostro obiettivo comune di vedere l’Europa come un solido protagonista geopolitico sulla scena mondiale. Si rischia niente di meno che un grave danno alla reputazione dell’UE come comunità di diritto e di valori. L’UE ha giustamente commissionato uno studio indipendente per andare in fondo alle gravi accuse riguardo questo evidente uso improprio del denaro dei contribuenti europei.

Se lo studio GEI dovesse confermare che ai bambini palestinesi viene effettivamente insegnato ad odiare, in violazione dei nostri valori fondamentali e dei nostri obiettivi politici, mentre noi continuiamo a non intraprendere azioni concrete, temiamo che questo non solo minerà gravemente la nostra capacità di svolgere un ruolo costruttivo nel conflitto israelo-palestinese, ma danneggerà la nostra credibilità generale nell’arena internazionale.

Cordiali Saluti,

Lukas Mandl (EPP, Austria) Petras Auštrevičius (Renew, Lithuania) José Ramón Bauzá Díaz (Renew, Spain) Niclas Herbst (EPP, Germany) Dietmar Köster (S&D, Germany) Miriam Lexmann (EPP, Slovakia) Ljudmila Novak (EPP, Slovenia) Frédérique Ries (Renew, Belgium) Anna-Michelle Asimakopoulou (EPP, Greece) Carmen Avram (S&D, Romania) Anna Fotyga (ECR, Poland) Andrey Kovatchev (EPP, Bulgaria) David Lega (EPP, Sweden) Fulvio Martusciello (EPP, Italy) Pina Picierno (S&D, Italy) Jan-Bert Ruissen (ECR, the Netherlands)