Nel settembre di ventun anni fa, Ariel Sharon, allora capo dell’opposizione alla Knesset, si affacciò sul Monte del Tempio di Gerusalemme per compiere una semplice passeggiata. Tanto bastò a scatenare la seconda intifada. Forse il diritto negato ad un cittadino di poter andare a spasso dove gli pare? Per carità, gli si diede del provocatore. Quando poi Sharon, divenuto premier, smantellò la colonizzazione della Striscia di Gaza impiegando l’esercito, allora non fu più un provocatore, ma stranamente nemmeno in quel modo la pace fece progressi.

Ci si stupisce se Israele si sia stufata di intrattenere colloqui di pace con i palestinesi. Trova un solo interlocutore disponibile che subito un altro ti si scaglia contro brandendo un coltello. Hamas aveva appena preso piede a Gaza subentrando alla vecchia e stremata Olp di Arafat, e Hamas ha via via assunto il pieno controllo della città di origine fenicia regalata da Erode a Cleopatra. Come non c’era nessuna possibilità di accordo di pace possibile allora, non se ne vede nessuno adesso.

Ci sono voluti trentacinque anni di guerra circa e si è scavato un solco di sangue profondo come le acque del fiume Giordano, per ridurre Fatha a più miti consigli. Non ne sono bastati poco più di venti per spezzare una organizzazione di fanatici assassini come quella che prosegue la guerra santa contro Israele.

Israele ha commesso un torto e lo sta pagando, quello di tollerare il radicamento di Hamas a Gaza. Pensava che bastasse eliminare lo sceicco Yassin con un blitz? E’ evidente che Hamas si è rafforzata politicamente e militarmente. Rispetto al tempo della seconda intifada e della terza, siamo ben lontani dalle sole pietre lanciate contro i soldati di Gerusalemme ed anche dai razzi amatoriali che piovevano su Sderot.

Giunti a questo punto, c’è più poco da fare. Israele deve preoccuparsi solo di stabilire la proporzione necessaria dell’impiego della forza per mettere al sicuro la sua cittadinanza ed il suo diritto di esistenza. Non è un’impresa scontata, perché il presupposto del suo avversario è la distruzione di Israele, caldeggiata da parte del mondo islamico, l’Iran in testa. Israele invece non ha mai messo all’ordine del giorno la distruzione di Gaza. Gaza l’ha liberata, armi alla mano, dalla dittatura egiziana. Così è stata ricompensata dalla gratitudine araba.