I fatti che stanno sconvolgendo Gerusalemme sono ancora una volta manipolati da una macchina propagandistico-mediatica ben finanziata e ben organizzata ostile, per preconcetto, allo Stato di Israele ed al servizio degli interessi di alcuni Paesi (Iran e Turchia) e organizzazioni politiche (Fratelli Musulmani, Hamas) agenti di instabilità regionale.

Progetto Dreyfus, l’osservatorio indipendente contro anti-semitismo e fondamentalismo, ha diffuso un documento dal quale si evince che il conflitto è stato originato da una controversia legale, un caso di sfratto, ed è stato rapidamente strumentalizzato per innescare l’escalation militare.

I fatti: Il 10 febbraio 2021, il tribunale distrettuale di Gerusalemme ha confermato una decisione del Tribunale dei Magistrati di Gerusalemme dell’ottobre 2020, richiedendo ad alcuni residenti palestinesi di Sheikh Jarrah di liberare le proprietà in cui vivono, entro il 2 maggio 2021. A seguito di questa decisione, i residenti hanno presentato ricorso alla Corte Suprema. La Corte ha concesso alle parti tempo fino al 6 maggio 2021, per riferire il raggiungimento di un accordo, tempo ora ulteriormente esteso.

Progetto Dreyfus ricostruisce che questa situazione è stata enfatizzata da alcune ONG (Organizzazioni Non Governative), in particolare da parte dell’organizzazione palestinese Al-Haq, che ha voluto ci fosse un interessamento da parte della Corte Penale Internazionale (ICC) e di funzionari delle Nazioni Unite, sostenendo che l’ordine del tribunale e la prevista rimozione forzata rappresentano un crimine di guerra.

Secondo l’osservatorio, “[t]ali affermazioni e campagne distorcono, offuscano e cancellano i fatti del caso, che sono stati trattati più volte dai legittimi Tribunali israeliani negli ultimi decenni. L’incapacità degli occupanti di mantenere fede al canone di affitto delle abitazioni, insieme a casi di costruzione illegale e affitto illegale di proprietà ad terzi, ha portato all’attuale procedimento legale, culminato nella decisione del Tribunale Distrettuale”.

Ma questa è solo metà della storia. Il caso di sfratto è stato artificiosamente montato per andare a giocare una partita tutta interna al potere palestinese. In un reportage per Linkiesta, Carlo Panella spiega che l’escalation è stata gestita in maniera tale da coincidere con l’annuncio del rinvio delle elezioni nella West Bank.

Panella ricostruisce con chiarezza i passaggi, ignorati dal sistema dei media in Italia. Negli ultimi giorni – scrive – Abu Mazen ha rinviato le elezioni palestinesi per la leadership dell’ANP per paura di perdere lo scontro contro Marwan Barghouti, rappresentante di Hamas in Cisgiordania [West Bank].

Abu Mazen ha assunto la carica di Presidente della Palestina nel 2005. Nonostante la scadenza del suo mandato fosse fissata per il 2009, è rimasto in carica perché ha prorogato unilateralmente la durata del suo mandato fino al 15 gennaio 2010, da allora non sono più state indette elezioni.

A commentare il conflitto è sceso in campo anche Donald Trump. Il POTUS 45 ha diffuso un messaggio in cui spiega che Hamas ha orchestrato una strategia che mira a due obiettivi contemporaneamente: combattere gli Accordi di Abramo – che hanno normalizzato le relazioni tra Israele e le monarchie sunnite, e delegittimare Abu Mazen, al Fatah, la Anp e la parte palestinese che già a suo tempo, con gli accordi di Oslo, ha accettato una pace con Israele.

Questa è una lotta di potere tutta interna alle fazioni palestinesi, che da decenni impoveriscono il popolo palestinese mantenendo in vita un conflitto che blinda una leadership consunta e delegittimata, sostenuta da fiumi di denaro internazionale mai investito nel territorio. E la macchina della propaganda anti-sionista ha gettato benzina sul fuoco della retorica contro Israele, nella colpevole accondiscendenza di una parte troppo ampia dell’Occidente.