La democrazia occidentale, esclusa quella americana che ha rifiutato una dichiarazione congiunta del consiglio di sicurezza dell’Onu proposta da Norvegia Cina e Tunisia non ha ben chiara la situazione in Medio Oriente. Per una soluzione diplomatica bisogna avere una diplomazia. La Germania nazista ad esempio aveva una diplomazia. Fece un accordo con le potenze europee per rispettare la Cecoslovacchia e la sottomise. Siglò un’ intesa con la Russia sovietica e invase pure quella. Con Hamas si risparmia tempo, una diplomazia autentica non ce l’ha e non ha molto importanza conoscere il nome del suo ministro degli Esteri perché sarà meno autonomo di quanto lo fosse Ribbentrop. Non è la visione di Israele, è la visione dell’autorità nazionale palestinese che quando con il suo al Maliki vuole consentire le interazioni con i cristiani durante il Natale si rivolge ai colleghi della comunità internazionale perché a Gaza non l’ascolta nessuno. Hamas non vuole i cristiani più di quanto voglia gli ebrei. Sono fanatici integralisti ad Hamas che significa martirio, non diplomazia.
Ovviamente si discute sempre volentieri invece con la diplomazia dell’autorità nazionale palestinese, è molto ragionevole da decenni. Purtroppo non conta niente fuori da Ramallah.

La ANP è un baraccone vuoto da quando Arafat siglati gli accordi di pace di Camp David venne smentito in un referendum del suo stesso popolo. Da quel momento governa Hamas alla quale non importa nulla dello Stato palestinese. Il concetto di Stato è puramente europeo arrivato agli arabi attraverso la dominazione inglese prima e il nasserismo poi. L’ultimo esponente marxista del nasserismo in Palestina era Fatah, come il partito bath lo era in Siria ed in Iraq. Oggi esiste solo e con difficoltà il baath siriano. Il paradosso della situazione è che Israele difende i vecchi stati arabi che l’hanno combattuta per decenni. Se venisse distrutta, Hamas attaccherebbe immediatamente la Giordania, la Siria, il Libano. L’idea che possa esistere uno Stato palestinese esteso da Gaza alla Cisgiordania, farebbe ridere persino Bourghiba nella tomba. “La Giordania è solo un nome di un fiume la Palestina è la Palestina”, diceva il vecchio presidente tunisino. Non c’è nessun affronto maggiore per un arabo di ridurre la Palestina in due Stati, che poi sarebbero minori del terzo, la Giordania ed esclusi parzialmente dal quarto e dal quinto, la Siria ed il Libano. Ecco la questione palestinese inquadrata nella sua giusta prospettiva geopolitica, altro che i due Stati.

Hamas prospera all’interno e trova sostegni all’esterno, perché promette un solo stato governato dal suo dio furioso della guerra. Gli israeliani da parte loro hanno subito eliminato il primo leader di Hamas, poi ne hanno arrestato il secondo per cercare di convincerlo ad una trattativa. Hamas se ne è trovata un terzo, un quarto, non c’è particolare carenza di uomini in simile modello di organizzazione e nessuno è così importante escluso il fondatore che appunto è morto oramai da vent’anni. In Hamas sono tutti ciechi, paralitici e assetati di sangue come lo sceicco Yassin, il ritratto della sua progenie.

Cosa si può fare allora per ottenere la pace in Medio Oriente? Distruggere Hamas, eliminarne tutti gli esponenti e quelli sopravvissuti portarli a processo, esattamente come accadde con il nazismo. Solo allora si potrà tornare a discutere del mini stato Palestinese che piace tanto ai simpatici esponenti della ANP.