Il Direttore de La Voce Repubblicana Bepi Pezzulli analizza la tornata elettorale  che ha visto l’UK recarsi alle urne per le amministrazioni locali, il Galles e la Scozia. Ma l’elezione supplementare nel collegio di Hartlepool, che i conservatori hanno strappato al Labour Party che lo deteneva ininterrottamente dal 1964 è quella di maggior significato politico. Boris Johnson, scrive Pezzulli, ha ampliato la base del Partito conservatore: non partito della protesta della classe operaia, ma partito delle opportunità e delle ambizioni per tutti i cittadini britannici. Opportunità e ambizioni sono le condizioni necessarie alla libertà dell’uomo. Un concetto caro a Giuseppe Mazzini, che il Primo Ministro britannico conosce e apprezza. Nel declinare la libertà per il XXI secolo, l’UK ha trovato l’equilibrio tra valori e modernità. In calce Radio Londra di Bepi Pezzulli per Milano Finanza (15 maggio 2021).

In UK, ancora una volta, la quinta dal 2016, il cielo si è tento di blu. Nella tornata elettorale che ha mandato al voto le amministrazioni locali, il Galles, la Scozia e Hartlepool, nella contea di Durham, nel cuore industriale del Regno Unito, Boris Johnson ha ottenuto la più simbolica delle vittorie. I conservatori hanno vinto in un collegio detenuto dal Labour sin dal 1964 e nel quale è stata eletta l’aristocrazia laburista. Il Segretario di Stato di Tony Blair, Lord Peter Mendelson, fu eletto ad Hartlepool dal 1992 al 2004.

Benjamin Disraeli vedeva l’elettore conservatore nell’operaio come lo scultore vede “l’angelo imprigionato in un blocco di marmo”. La strategia di Disraeli richiese tempo per dare i suoi frutti, ma cambiò la politica britannica quando milioni di elettori della classe operaia votarono i Tory nel XIX secolo. Come dice il Guardian, il Primo Ministro sta diventando l’erede politico di Disraeli. Nel discorso post-elettorale, Boris Johnson ha, come il suo illustre predecessore, celebrato l’eccezionalismo britannico: il Partito conservatore, ha spiegato, non è il partito della classe operaia, ma il partito delle opportunità e delle ambizioni per tutti i cittadini britannici.

E’ evidente che la Brexit ha cambiato la politica britannica. Davanti alle ambiguità europee sulle sfide economiche, sociali e geopolitiche del XXI secolo, la chiarezza di Boris Johnson arriva come una ventata d’aria fresca ad un elettorato che si trova di nuovo in sintonia con le sue radici. I temi Brexit, il recupero della sovranità nazionale, l’esecuzione di politiche commerciali indipendenti, l’interventismo negli affari internazionali, la promozione della pace anche attraverso l’uso della forza militare se necessario, il primato della scienza e della tecnologia sui deliri del populismo, la fiducia nel futuro grazie alla capacità di innovare e trasformare la società, sono il nuovo normale delle aspettative politiche. I conservatori sono nitidamente il partito dell’Occidente senza compromessi sui valori, e l’elettorato vive con sollievo l’eredità della propria storia nazionale senza più concessioni alla Vandea della cancel culture.

Le opportunità e le ambizioni, paritarie tra tutti i cittadini e diffuse in tutte le aree del Regno Unito, sono state rilanciate dalla Regina nel Queen’s Speech, il primo dopo la morte del Principe Filippo Duca di Edimburgo. Sua Maestà ha illustrato l’agenda di governo a far data dalla prossima sessione della legislatura, la prima dopo l’uscita dalla pandemia da Covid-19. Le misure annunciate dal governo sono tutte pensate per rafforzare l’unità del Regno e riassorbire le tensioni in Scozia e Ulster, capitalizzando le opportunità offerte dalla Brexit.

Proprio la Brexit continua ad essere una ferita aperta per la Francia. Parigi ora mira a bloccare il MoU sui servizi finanziari Regno Unito e l’UE, il cui testo è stato finalizzato a Marzo, in ritorsione per la disputa sui diritti di pesca.

La questione è esplosa la scorsa settimana quando più di 60 barche da pesca francesi hanno creato un blocco intorno all’isola di Jersey, inducendo Downing Street ad inviare due cannoniere della Royal Navy per pattugliare la protesta e il presidente francese Emmanuel Macron a inviare due fregate per rappresaglia.

Il ministro per gli affari europei Clement Beaune si è detto pronto a “bloccare l’accordo sui servizi finanziari con l’Uk”. Ma la Francia spara con polveri bagnate. Nessuno scommette più su un accordo di equivalenza per i servizi finanziari e il MoU è puramente un accordo di comunicazione tra le autorità di vigilanza per notificare le une alle altre eventuali iniziative legislative.

Si tratta di schermaglie pre-elettorali: il problema a Parigi non sono due etti di merluzzo, ma una molto problematica rielezione all’Eliseo.

Bepi Pezzulli