Conclusa questa crisi, si dovrà riflettere anche sugli errori e sulle manchevolezze di parte israeliana, dalla vicenda delle case di Sheikh Jarrah al comportamento delle forze di sicurezza alla Porta di Damasco e sul Monte del Tempio/Spianata delle Moschee, dagli stupidi e intollerabili raid di estremisti ebrei contro cittadini arabi al mercato di Mahane Yehuda e in altri luoghi di Gerusalemme alla mancanza di preparazione di fronte agli attacchi degli arabi israeliani che, ci si illudeva, fossero stati integrati una volta per tutte.

Ma adesso è necessario, prima di tutto, mettere in evidenza che, al di là di questo o di quell’episodio, l’attacco di Hamas contro lo Stato d’Israele viene da lontano, è il frutto di cento anni di odio coltivato e seminato a piene mani da tutte le leadership palestinesi che si sono succedute a partire non solo, come si crede, dal momento della decisione dell’ONU del novembre 1947 di dividere il mandato britannico sulla Palestina in due stati, uno ebraico e uno arabo, decisione accettata dalla leadership ebraica e rifiutata da quella araba. Questa campagna d’odio ha radici ancora più lontane nel tempo: risale all’indomani della Conferenza di Sanremo del 1920 quando per iniziativa della Società delle Nazioni fu deciso che sul territorio del mandato britannico doveva nascere il “focolare ebraico”, nel rispetto delle altre etnie presenti nell’area. Quella decisione provocò la reazione violenta della leadership palestinese assunta proprio in quella circostanza da Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, amico e alleato di Hitler per tutti gli anni ’30 e durante la II guerra mondiale. In tutto quel periodo il mandato britannico fu percorso da sollevazioni e proteste ma soprattutto fu scatenata una campagna d’odio contro gli ebrei che portò a violenze e pogrom. Campagna d’odio che non si è mai arrestata ed è continuata fino ai nostri giorni: non è pensabile che una simile semina non dia i suoi frutti avvelenati e infatti i tanti tentativi per arrivare a un accordo di compromesso si sono arenati di fronte all’insuperabile rifiuto palestinese.

Non si è mai dato nella storia il caso di un popolo che, dopo aver visto per un periodo così lungo la propria leadership accumulare solo errori e sconfitte, non abbia tentato di sostituirla con un’altra più disponibile e aperta al dialogo; al contrario, è progressivamente cresciuta nei consensi la parte più estremista e radicale rappresentata negli ultimi decenni da Hamas.

L’attuale crisi rappresenta quindi – al di là della sua prevedibile conclusione – un nuovo fallimento dell’eterna illusione di poter incontrare un giorno una leadership palestinese rinnovata e disposta al compromesso.

Se questo è lo sfondo di ciò che sta avvenendo in questi giorni, qualche parola va spesa a proposito del comportamento dei media italiani, in particolare delle televisioni. Ciò che colpisce è la persistente mancanza di volontà a voler capire il quadro all’interno del quale si svolge il conflitto unita, nella maggior parte dei casi, a una evidente ostilità nei confronti di Israele.

Ci sono almeno due casi che meritano di essere sottolineati: uno è il comportamento del telegiornale de La 7 condotto da Enrico Mentana, alla spasmodica ricerca di episodi che mettano in cattiva luce gli israeliani: che la reazione dell’aviazione israeliana porti anche alla morte di civili e anche di bambini, soprattutto se Hamas nasconde i suoi rifugi proprio tra la popolazione, è inevitabile; ma perché non dare lo stesso risalto anche agli israeliani uccisi dai missili di Hamas (e tra questi anche un bambino) o pugnalati a morte di sorpresa? Al tempo stesso è inaccettabile che un canale della TV di Stato, in particolare RAI News 24, inizi la propria rassegna stampa partendo puntualmente dal Manifesto, il più estremista di tutti i quotidiani italiani, come se ad esso spettasse il compito di dare l’impronta a tutta la rassegna. La campagna d’odio contro Israele viene condotta anche con questi mezzi.

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Ha insegnato fino al 2012 nella Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Firenze dove è stato anche coordinatore del Master in Comunicazione del Patrimonio culturale. Dal 1980 al 2010 ha coordinato i maggiori progetti di valorizzazione del patrimonio culturale della Regione.Toscana. E' stato presidente del Centro di ricerche storiche e di scienze sociali "Passato Prossimo". E' attualmente presidente dell'Associazione Italia-Israele di Firenze. E' autore di numerosi articoli e libri tra i quali "Filippo Stecchi un editore fiorentino del Settecento tra riformismo e rivoluzione" (1989); "Pinocchio e la sua immagine" (1981); "Il sistema dei beni culturali in Italia" (2004);"Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo Stato d'Israele. Una lunga coerenza"; "1967. Comunisti e socialisti di fronte alla guerra dei Sei giorni. La costruzione dell'immagine dello Stato d'Israele nella sinistra italiana" (2014); "Viaggio in Israele" (2017); "Amare gli ebrei Odiare Israele. Antisemitismo e antisionismo nella nostra società" (2020).