Lettera aperta a Nicholas Kristof

da Lisa Palmieri-Billig
Rappresentante dell’American Jewish Committee in Italia

Leggendo sul New York Times del 12 maggio l’editoriale di Nicholas Kristof, noto opinionista americano che seguo spesso, sono rimasta allibita dalle ovvie contraddizioni e dalla mancanza di logica nei suoi ragionamenti.

Questa è la mia risposta.

 

Caro Nicholas,

Il tuo suggerimento di ridurre gli aiuti a Israele pur ammettendo che “noi americani non abbiamo influenza su Hamas mentre abbiamo influenza su Israele” significherebbe che, mentre Hamas continuerebbe a sparare 150 missili al giorno su una popolazione inerme (non su obiettivi militari), Israele non sarebbe più in grado di proteggere milioni di cittadini comuni sulle cui teste piovono quei razzi. Il risultato sarebbe un vero e proprio massacro della popolazione israeliana (compresi gli israeliani arabi/palestinesi, tra l’altro), che lascerebbe il terreno libero per la realizzazione del sogno di Hamas: “innalzare la bandiera di Allah su ogni centimetro della Palestina” (articolo 6 dello Statuto di Hamas, il Movimento di Resistenza Islamica).

E se tu avessi altri dubbi sulla strategia politica che si cela dietro la raffica di missili che vengono lanciati su Israele (finanziati da miliardi di dollari sui quali, come tu stesso ammetti, gli Stati Uniti non hanno alcun controllo), eccoti un altro paio di frasi dello Statuto di Hamas:

Dal Preambolo: “Israele sarà stabilito, e rimarrà in esistenza finché l’Islam non lo ponga nel nulla, così come ha posto nel nulla altri che furono prima di lui”.

Articolo 11: “La terra di Palestina è un sacro deposito, (“waqf”) terra islamica affidata alle generazioni dell’Islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa, disporre o cedere anche un singolo pezzo di essa”.

Lo Statuto di Hamas invita alla Jihad (guerra santa) per “liberare la Palestina” dagli ebrei e rigetta ogni dialogo o trattato di pace.

Il “furto di terra” a cui ti riferisci come causa dell’attuale conflitto riguarda sei famiglie che vivono in diverse case su un terreno conteso a Gerusalemme Est la cui storia bi-nazionale risale al 1948, ed è un caso giuridico che deve ancora essere deciso dalla Corte Suprema israeliana. Che sia servito come scusa per un’offensiva mascherata da difesa, che Hamas preparava da tempo, trova riscontro nella massiccia e inaudita quantità di ordigni che stanno piovendo su Israele e nella tempistica strategica dell’esplosione di violenza, che coincide con il Ramadan e il Giorno di Gerusalemme.

L’offensiva senza precedenti di Hamas – una valanga di migliaia di missili diretti contro le popolazioni civili delle città israeliane a cui Israele non ha altra scelta che rispondere difendendo i suoi cittadini con il bombardamento degli arsenali e delle basi di lancio a Gaza – minaccia di diventare una guerra totale con enormi distruzioni, morti e sofferenze per milioni di persone innocenti da entrambe le parti.

Con il taglio dei fondi a Israele, Hamas sarebbe in grado di prendere il sopravvento, instaurando una dittatura islamista sotto la possibile guida di Erdogan, al prezzo del genocidio degli ebrei e degli arabi israeliani.

Nicholas Kristof, è questa secondo te la soluzione al conflitto israelo-palestinese?

Cordiali Saluti,

Lisa Palmieri-Billig

American Jewish Committee – AJC
Rappresentante in Italia e di collegamento presso la Santa Sede