Project Titan” vi dice qualcosa? Si tratta del progetto della Apple Car, lanciato nel 2007 quando auto elettriche e vetture a guida autonoma erano poco più di sogni di visionari quali Steve Jobs ed Elon Musk. Ma proprio quindici anni fa il leader della casa di Cupertino decise di accantonare Titan per dedicare tutte le risorse aziendali ad un progetto molto più piccolo, ma in grado di rivoluzionare la nostra vita per sempre: l’iPhone. La Apple Car scompare dai radar dei giornalisti e degli appassionati di auto fino al 2015, quando appaiono nuovi rumors sull’interesse della Mela Morsicata per il mercato delle vetture Apple Employee: We’ll Give Tesla a Run for Its Money (businessinsider.com) In quel periodo inizia una battaglia con Tesla per sottrarsi i migliori ingegneri e progettisti. Anche alla luce del fatto che due anni prima (questione emersa solo l’anno scorso) Musk aveva tentato di vendere Tesla proprio ad Apple (per circa un decimo del suo valore attuale!), ottenendo un secco diniego. Nel frattempo il Big di Cupertino, sotto la guida di Tim Cook, pareva avere abbandonato l’idea di sviluppare una propria vettura concentrandosi sulla tecnologia per la guida autonoma. Ma durante la pandemia, l’avvistamento di alcune auto riconducibili ad Apple hanno riportato l’attenzione dei media al potenziale del progetto Titan, in collaborazione con un Big del settore, grazie allo sviluppo di una tecnologia innovativa per le batterie elettriche, in grado di ridurre notevolmente i costi di produzione Exclusive: Apple targets car production by 2024 and eyes ‘next level’ battery technology – sources | Reuters Tutto questo mentre Tesla, player globale numero uno dell’auto elettrica, sta per inaugurare la sua Giga Factory europea in Germania. Si tratta di un investimento monstre: 5.8 miliardi euro, secondo le indicazioni del Ministero dell’economia del Brandeburgo, che sta seguendo l’edificazione del complesso. A regime, dalla Giga Factory tedesca di Tesla dovrebbero uscire 500.000 electric-cars all’anno. I lavori procedono senza sosta e il cronoprogramma dovrebbe essere rispettato (apertura entro il mese di luglio) anche se c’è una questione che preoccupa la Autorità pubbliche tedesche dell’area: il fabbisogno idrico dell’impianto. Si tratta di 1.4 milioni di metri cubi all’anno, circa il consumo di una cittadina di 40.000 abitanti. Richiesta gestibile, ma che potrebbe raggiungere il livello di 3.6 milioni di metri cubi annui qualora la Giga Factory dovesse espandersi, consumando a quel punto un terzo dell’acqua dell’intero Brandeburgo, con il rischio di potenziali restrizioni per l’uso della cittadinanza. Se tali problemi dovessero ritardare l’entrata in funzione dell’impianto sarebbe una beffa per Musk che proprio in questi giorni ha twittato il suo disincanto per Bitcoin, causa eccesso di consumi energetici dovuti alla creazione della criptovaluta (nella cosiddetta attività di mining). Il colosso del geniale sudafricano che ha dichiarato di voler morire su Marte (dopo averci portato gli esseri umani) l’anno scorso ha consacrato la sua posizione nell’Olimpo dei players globali di auto, grazie ad una capitalizzazione moltiplicatasi per otto nel solo 2020. Tesla, forte dei suoi quasi 600 miliardi dollari di capitalizzazione (erano 800 ad inizio anno!) si prepara ad affrontare da protagonista un nuovo complesso capitolo della storia dei veicoli. Si tratta della convergenza di due processi, che anche a causa della pandemia hanno subito un’accelerazione: la transizione verso i veicoli elettrici e lo sviluppo hi-tech dell’auto. Questa nuova grande convergenza crea un puzzle inedito, tra produttori di veicoli e giganti della tecnologia. E’ proprio quanto appena accaduto tra Stellantis e Foxconn: il quarto player globale dell’auto (nato dalla fusione tra FCA e PSA) e il leader dell’elettronica e dell’assemblaggio conto terzi. I termini della joint venture saranno presto resi noti, ma l’obbiettivo strategico è chiaro: lo sviluppo e la produzione di auto elettriche e sempre connesse per entrare in uno dei business più promettenti dei prossimi anni, l’Internet of Veichles (IoV). Il gigante taiwanese (noto per essere l’assemblatore degli iPhone) ha annunciato una piattaforma per le auto elettriche: un’architettura che comprende hardware (meccanica) e software (gestione batteria; AI per la guida autonoma). Stellantis e Foxconn puntano in questo modo ad una sinergia di competenze ed expertise tecnologiche indispensabili visti gli enormi investimenti necessari per affermarsi in un settore tra i più complessi a livello sistemico. Che gli ostacoli da superare siano ardui lo dimostra il tentativo fallito di Google che nel 2017 ha ufficializzato il ritiro della Firefly (questo il nome delle Google cars), tre anni dopo il suo debutto nel mondo dell’automotive. Il mercato ora sembra però essere pronto per tale processo. Xiaomi, grande player negli smartphone, due mesi fa ha annunciato investimenti per 10 miliardi per la realizzazione di una propria smart car. E Huawei, fortemente colpita dal bando dell’Amministrazione americana di Trump, nel mese di aprile ha annunciato la diversificazione nell’auto elettrica a guida autonoma. Eric Xu, rotating CEO di Huawei, alla 18esima edizione del Global Analyst Summit di Shenzhen ha affermato: “La business unit smart car è destinataria di uno dei maggiori investimenti da parte di Huawei. Investiremo più di un miliardo di dollari nello sviluppo di componenti per auto quest’anno”. Tornando a Foxconn, è chiaro l’obbiettivo di diversificare il proprio business rispetto alla stretta dipendenza dagli iPhone, ma la sua alleanza con uno dei più grandi players globali dell’automotive pone alcuni interrogativi, in quanto il suo partner storico è stato tagliato fuori. Oppure si tratta di un’astuta “mossa del cavallo”, con cui il gigante taiwanese punta ad un obbiettivo di maggiore rilievo: mettere insieme la tecnologia e la potenza di fuoco del leader globale di smartphone (Apple) con una delle case produttrici di auto più rilevanti a livello mondiale (Stellantis). Certo tutti i giocatori sono consapevoli che il passo è troppo grande per essere compiuto da soli, quindi gli accordi sono necessari. Con chi e come farli risulta cruciale. Tutto questo perché, tra l’altro, Foxconn ha appena annunciato che nel 2024 sarà in grado di introdurre le celle a stato solido: si tratta di celle ad alta capacità in grado di rivoluzionare l’auto elettrica, perché più efficienti e più dense energeticamente delle batterie a Li-Ion con elettrolita liquido. Secondo gli esperti è un salto quantico nella tecnologia, come lo è stato il display multitouch per gli smartphone. Un tale fermento da parte dei Big della tecnologia globale sta a dimostrare che il timing scelto da Stellantis è corretto. E forse dalle parti di Cupertino tornerà presto di attualità il “Project Titan”, riproponendo dopo un decennio lo scontro con la creatura di Elon Musk, pur in un campo di gioco diverso.