Verrebbe da chiedersi se un eccesso di esposizione mediatica non abbia nuociuto ad un dibattito scientifico che mai ne era stato investito fino ad ora con tanto interesse pubblico e per così a lungo. Solo le teorie di Darwin in passato avevano suscitato più interesse. Senza quest’attenzione spasmodica, avremmo mai visto gli scontri che vi sono stati fra il professor Galli ed il professor Zangrillo, o tra il professor Galli ed il professor Bassetti, o persino tra il professor Galli e lo stesso istituto sanitario di cui è dipendente? Anche gli scienziati sembrano suscettibili alle telecamere come qualsiasi comune cittadino. Questa necessità sociale di diffondere così costantemente il proprio pensiero, di sottolineare i propri meriti e l’assoluto disinteresse personale, potrebbe forse averli indotti qualche volta ad accelerare un giudizio in genere più misurato? Accadde sicuramente ad una pletora di scienziati, divenuti poi famosi, quando il gennaio del 2020 dissero all’unisono che il covid 19 era solo una “influenzina” di cui non c’era bisogno di preoccuparsi. Risparmiamo i nomi, erano davvero tanti a pensarla in questa maniera. Cosa dire poi di tutti quei professoroni che si sono sentiti in diritto ogni volta di fare il controcanto al governo? Anche questo è un bel peso per la coscienza di uno scienziato commentare le scelte politiche, perché se mostrano di aver ragione, sarebbe per lo meno giusto chiamare loro a sostituirsi ad un governo dimostratosi incompetente, così come gli avvocati vennero sostituiti dai generali alla guida della Francia due secoli fa. Ma se invece fossero gli scienziati a prendere una clamorosa cantonata, cosa bisogna fare? Ognuno è libero di esprimere il suo pensiero e di sbagliarsi, ci mancherebbe.

Il 22 aprile scorso il professor Crisanti è apparso un’ ennesima volta in una comparsata televisiva per dire che il governo che si preparava a riaprire “si sarebbe dovuto assumere la responsabilità dei morti”. Parole testuali a cui ha aggiunto che non c’erano dati sufficienti per consentirlo e in particolare la scuola era una minaccia. Nessun dubbio, la curva dei contagi si sarebbe rialzata già a maggio con una ricaduta tragica sulle terapie intensive. In pratica il professor Crisanti accusava il governo di aver fatto una scelta criminale che avremmo pagato nel giro di venti giorni. Ora una volta che è stato fatto notare garbatamente al professore come la situazione si presenta l’esatto opposto da quella da lui descritta, egli si è sentito in diritto di difendere la sua opinione in base ad un principio di maggior sicurezza a cui si richiama. Il governo ha scelto una strada politica e ciascuno può considerarla come gli pare, cauta o incauta. Ma ahinoi, il professor Crisanti accusando il governo di non saper leggere i dati, ha detto una cosa molto diversa, ovvero che era privo di un presupposto scientifico sufficiente per la sua azione. Per cui nel momento nel quale i dati confermano invece la scelta del governo, la domanda è se fosse invece il professor Crisanti a non saper leggere i dati e bisogna ringraziare che il governo non abbia assunto, né ascoltato, il professor Crisanti.

Lo stesso avvenne quando il professore dichiarò che i vaccini non potevano essere sicuri, salvo poi correre a vaccinarsi davanti ai fotografi. L’evocazione dei dati da parte dell’illustre professore comporta un problema aggiuntivo. Può essere che uno scienziato sappia leggere i dati una volta ogni tanto? Può realizzarsi un equivoco sui dati da parte di uno scienziato? E quando questo si verifica, come è avvenuto in modo clamoroso in questo caso non proprio irrilevante, quale idea dobbiamo avere dello scienziato incappato in simile abbaglio? E’ competente? E’ solo competente ogni tanto? E’ uno scienziato, o un imbonitore da salotto televisivo? Non è che per caso tende a leggere i dati a suo piacimento, sulla base delle sue convinzioni personali, quindi non scientifiche? E’ l’atroce dubbio per cui un uomo di scienza possa comunque comportarsi prescindendo dalla scienza. Dal che non si capisce il senso di rivolgersi a lui piuttosto che ad un comune cittadino della strada. Ci sono stati tempi davvero bui nella storia dell’umanità, tempi dove invece di scienziati impazzavano gli stregoni. Bisogna preoccuparsi di non ricaderci dentro.