Per la verità non è la prima volta che la Spagna si trova a fronteggiare un fenomeno migratorio imprevisto dai suoi possedimenti in Marocco. Nel 2001, vent’anni fa esatti, il governo del socialista Zapatero, senza bisogno di schierare l’esercito, autorizzò la guardia civil ad aprire il fuoco sulla massa di disperati che volevano varcare il confine. Oggi non ci sono stati episodi del genere, ma in ogni caso degli ottomila clandestini entrati in Spagna, cinquemila sono stati già rimpatriati. In questi vent’anni l’Italia non sembrerebbe aver compreso molto bene la lezione spagnola, ad esclusione di Salvini che invece l’ha compresa eccome, tanto da poter sfidare ogni velleità giudiziaria. Se nessuno ha mai processato chi diede l’ordine di sparare sull’orda dei disperati a Ceuta, figuratevi se può esserlo un ministro che aspetta a farli sbarcare sul proprio paese, prima di essere certo di ridistribuirli. Ma il resto di Europa ha compreso eccome quello che avvenne vent’anni fa, tanto che l’altro paese mediterraneo dell’area, la Francia è più severa nella gestione dei migranti della Spagna.

In questi anni l’Italia è diventata in alcune zone del suo territorio una specie di campo profughi, dove oltre tutto invece della possibile accoglienza che si deve alle nostre leggi si esercita una semidetenzione dei clandestini in attesa di smistamento, per non parlare degli interessi economici e finanziari che si muovono a margine di questi fenomeni, rivelati, ad esempio, nell’inchiesta Roma capitale, e che anche non sembrano preoccupare l’opinione pubblica, ovvero il business che si tirano dietro i migranti senza nessuna autentica preoccupazione umanitaria. E’ vero che il rifiuto dell’accoglienza ai migranti cela mal sopiti istinti razziali, come è altrettanto vero che un’accoglienza indiscriminata alimenta questi istinti.

Quella italiana è una situazione insostenibile, perché se l’Europa non vuole accogliere e respinge l’Italia dovrà adeguarsi. Poi bisogna essere accorti, perché quando improvvisamente si sono aperte le frontiere europee l’intenzione era da parte di alcuni Stati di accettare una migrazione qualificata, rigettandone il resto, in modo che tutti i bighelloni finissero altrove.

Il ministro Lamorgese che intende affrontare giustamente l’argomento in sede comunitaria ha già annunciato che si prevede l’arrivo di tredicimila migranti nei prossimi mesi e che intende rafforzare le misure di contenimento con la Libia. In linea teorica il ministro ha ragione, non fosse che per contenere i migranti in Libia servirebbe il regime poliziesco del Marocco che quando li lascia filtrare è per ritorsione contro scelte del governo spagnolo giudicate sgradevoli. Difficile che nell’instabilità della Libia si possa esercitare un controllo efficace su quelle coste, soprattutto se poi scorrazzano indisturbate anche le navi Ong.

Il governo italiano sarà costretto a battere altre strade. O si conforma al resto d’Europa e predispone sulla base della legge, le misure necessarie ai respingimenti e ai rimpatri, che comportano comunque uno sforzo oneroso, o lascia che si concentri da noi l’emigrazione indiscriminata come un richiamo per chiunque abbia il desiderio di arrivare sul nostro continente. Quest’ultima soluzione non aiuterà gran che questi poveri disgraziati in fuga dai loro paesi, ma di molto la crescita già considerevole ai consensi del partito dell’onorevole Meloni. Salvini oramai sembra prossimo ad essere superato da un nuovo epifenomeno.