L’autocritica resterà uno dei pezzi pregiati della filosofia marxista. In Cina nel 1968 mettevano un cappello d’asino in testa agli insegnanti, quelli confessavano di aver sbagliato e finivano a lavorare nei campi. Sempre meglio che esser fucilati. Da quell’anno lontano del secolo scorso, è sempre stato più difficile sentir dire la frase, scusate ho sbagliato, tanto che l’autocritica del professor Burioni, quale la si è ascoltata in un video de “il Corriere della sera”, giunge come un fulmine a ciel sereno.

Soprattutto per alcuni suoi colleghi, manco virologhi, intenti a pavoneggiarsi, convinti come sono di averle azzeccate tutte nella vita. Eppure in Italia, dove abbiamo ascoltato questi signori ogni santo giorno in televisione, ci sono stati centoventimila morti, proporzionalmente alla nostra popolazione un record mondiale. Per cui o il governo ed i cittadini hanno sempre fatto il contrario di quanto loro predicavano, o codesti signori professori sono degli incompetenti cialtroni, vedete un po’ voi.
Burioni è in una situazione affatto diversa, egli ha ammesso onestamente due errori. Il primo. è stato quello di aver negato l’utilità delle mascherine, da solo uno sbaglio fatale, anche se in verità Burioni si affidava scrupolosamente alla scienza pregressa. Non si era mai verificato nella storia della medicina che un individuo sano potesse infettare qualcuno di un male che non provava come è successo con forse il 50 per cento degli asintomatici. Per cui da questo errore, per quanto terribile possa essere, Burioni verrebbe ampiamente giustificato. Non si può invece giustificare il precedente governo che le mascherine non le aveva nemmeno negli ospedali di prima accoglienza all’inizio delle pandemia. Con i sani ne furono sprovvisti anche i malati e quelle che c’erano vennero regalate alla Cina.

Il secondo errore ammesso da Burioni, è per la verità puramente teorico. Egli aveva detto infatti che sarebbero stati necessari almeno due anni per ottenere un vaccino efficace, quando sono stati sufficienti dieci mesi. Anche qui si può confortare volentieri Burioni, un simile errore non ha avuto conseguenze gravi dal momento che i vaccini sono lo stesso arrivati ed egli ha rivisto immediatamente il suo giudizio. Suoi colleghi non virologhi negavano la possibilità di un vaccino allora e ancora lo negano, quando dicono che il governo ha sbagliato a riaprire. Erano scienziati anche quelli che negavano la terra fosse tonda.

Burioni infine ha escluso categoricamente quale un errore suo, quello del due febbraio scorso, quando disse in televisione che l’Italia non correva alcun rischio pandemico. Egli ha spiegato che questa opinione era quella delle istituzioni e non la sua. Al che si potrebbe dire che Burioni abbia solo commesso un errore, ovvero ha fatto male a fidarsi di quelle istituzioni, anche perché era possibile accorgersi di come le certezze propagate fossero discutibili già allora. I voli con la Cina erano triplicati dall’accordo bilaterale con l’Italia firmato da Conte e da Xi Jinping, il luglio precedente e non c’era un piano antipandemico aggiornato da dodici anni. Purtroppo è invece comprensibile che uno scienziato confidi che l’Oms e il governo italiano evitassero un simile clamoroso abbaglio su una questione tanto delicata, ma è proprio questo che denuncia l’autocritica di Burioni, una sottovalutazione di altri che avrebbe procurato una tragedia. C’è un’inchiesta della magistratura su quanto avvenuto e Burioni si è tirato fuori con una certa destrezza e ottime ragioni. Ma i responsabili devono essere processati. Non si tratta di mettere un cappello d’asino in testa a qualcuno e nemmeno di mandarlo a lavorare nei campi. Si tratta di cancellarlo dall’attività pubblica a vita a evitare ulteriori danni.