Il 24 aprile scorso, mentre il governo predisponeva il piano di riaperture graduali, il consigliere del ministro Speranza, Walter Ricciardi, spiegava con un articolo pubblicato su “l’Avvenire” che ci stavamo avviando al disastro. “È passato più di un anno, ma pare che la lezione che ci ha dato il Covid non sia servita”, scriveva dall’alto della sua scienza, il professore. Ai suoi occhi si era “pronti di nuovo a commettere gli stessi errori fatti la scorsa estate”. Con la particolarità che l’anno scorso il governo, di cui Ricciardi era sempre consulente, aveva maturato “l’erronea illusione di aver cancellato il Sars-CoV-2 con una coraggiosa serie di interventi che nessuno al mondo aveva mai attuato prima” ed ora senza nemmeno che quelli fossero stati fatti si commetteva la follia di voler riaprire tutto! Per lo meno occorreva perseverare per un altro mese in modo da rafforzare le attività di testing e tracciamento che invece si erano rapidamente perse con la seconda ondata di ottobre e la terza di febbraio quando, “ancora una volta, non abbiamo avuto il coraggio di fare lockdown brevi e mirati per arginare il contagio che da quel momento non ci ha abbandonato più”. Da qui la conclusione perentoria di questo capolavoro: “Mancanza di coesione e ignoranza dell’evidenza scientifica sono gli elementi che stanno spalancando le porte a un’ulteriore ondata epidemica” e non mancava il babau finale dell’India che si affacciava.

A distanza di un mese da quest’articolo profetico non c’è stata nessuna catastrofe, al contrario c’è un calo sensibile dei contagi e delle terapie intensive, nonchè dei morti, che dopo il rigoroso lockdown che mai nessuno al mondo aveva attuato prima dell’Italia, erano diventati più di 900 al giorno. Ci si aspettava da uno scienziato idi chiedersi semmai cosa non avesse funzionato allora, invece di autocelebrarsi e lanciarsi in profezie. Perché l’unico dato certo proveniente dalle chiusure di ottobre fino ad aprile è che il virus non è mai stato stroncato, al limite si potrebbe dire che è stato contenuto, ma non in modo tale che questo non riapparisse. Per cui la domanda che vorremmo fare al professor Ricciardi e a coloro che sostengono le sue stesse tesi è quali sono le prospettive di una misura meramente restrittiva che non incide sul virus, ma solo sulla vita delle persone. Il virus dopo il lockdown forsennato imposto all’Italia l’anno scorso stava benissimo ed era ripartito.

Che cosa colpisce di quest’articolo del professor Ricciardi e del suo appello all’evidenza scientifica ignorata? L’assoluta sottovalutazione del vaccino. Il governo riapriva sulla base della somministrazione dei vaccini che concentrata sulle fasce più deboli della popolazione, cosa che il precedente governo non aveva fatto, offriva un margine sensato per le riaperture. Il rischio calcolato si diceva, ma come si è visto nonostante Ricciardi molto basso e quasi inesistente perché il vaccino è efficace. Curiosa poi l’idea che Ricciardi ed altri hanno contribuito a diffondere ovvero quella delle varianti. Perché anche le varianti del covid mantengono la proteina s, ovvero quella che i vaccini disinnescano, per cui non c’è variante che tenga. Solo un altro virus sfuggirebbe ai vaccini, non le varianti.

Ora siamo curiosi di leggere il prossimo articolo per “l’Avvenire” del professor Ricciardi, anche se abbiamo notato con quale disinvoltura altri suoi colleghi intenti nel profetizzare la morte nera, si sono detti contenti di essersi sbagliati, che importa. Il professor Ricciardi, farebbe miglior figura a dimettersi dai suoi incarichi di governo, senza scriverne le ragioni fino a quando non può contare sul dato immediato della conoscenza. Questo è molto utile quando si è incline a clamorosi abbagli. La valutazione dell’esperienza, lo sanno anche gli studiosi del vecchio Kant, contribuisce a differenziare la scienza dalla superstizione.