La scomparsa di Emanuela Orlandi rimane uno di quei misteri irrisolti che ancora oggi rattrista il grande pubblico e intriga numerosi esperti, tra giornalisti, storici, giuristi, appartenenti alla intelligence community. Merito di un avvocato, la battagliera Laura Sgrò, se ancora oggi, a 38 anni di distanza, si torna a parlare di questa brutta storia, a metà tra un cold case e un intrigo dei palazzi romani, in una cornice segnata dal Crepuscolo della Guerra Fredda. Azione lodevole della Sgrò è di mantenere, al fianco di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, il lume della speranza di conoscere la verità, forse sepolta in qualche cripta del Vaticano. Si è tenuta nei giorni scorsi l’Intelligence Week (www.i-week.it, 17 – 22 maggio) organizzata dalla V&A – Vento & Associati, e nel suo ambito il Talk su Emanuela Orlandi moderato da Maria Latella, giornalista di Skytg24, conclusosi con le parole inequivocabili dell’avvocato Sgrò: “La pista risolutiva per il caso va cercata in Vaticano”.

Nel corso della serata sono state ripercorse tutte le diverse piste e relative scuole di pensiero, tra il mistero e le trame vaticane da un lato, le infiltrazioni della criminalità organizzata, e le cortine fumogene e depistaggi dei servizi segreti delle principali potenze alla fine della Guerra Fredda dall’altro. Tra i relatori del dibattito c’erano, oltre a Sgrò e Orlandi, Aldo Giannuli, storico e saggista, Francesco Pazienza, già consulente del SISMI, Umberto Saccone, già dirigente del SISMI e ora Direttore del master Intelligence e Security Link Campus University, e il magistrato Giancarlo Capaldo, già Direttore Distrettuale Antimafia di Roma.

È proprio di Capaldo la ricostruzione processuale: dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi il 22 giugno del 1983 a Roma, dopo essere stata a scuola di musica, in piazza S. Apollinare, ci sono state due grandi indagini. La prima, che si è conclusa nel 1997, aveva come oggetto il terrorismo internazionale: Emanuela sarebbe stata, secondo questa tesi, rapita per essere oggetto di scambio con Ali Agca, l’attentatore di Giovanni Paolo II; la seconda inchiesta, basata sulle dichiarazioni di Sabrina Minardi, vedeva coinvolta la Banda della Magliana. Secondo la testimone a rapire la giovane vaticana sarebbe stato Enrico De Pedis, detto Renatino, che avrebbe organizzato il sequestro, forse su richiesta di un alto prelato. Anche questa inchiesta si è conclusa con una frettolosa archiviazione nel 2016, da parte della Procura di Roma, allora retta da Giuseppe Pignatone. Va ricordato che al momento è pendente un procedimento dinnanzi alla procura vaticana a seguito di due denunce presentate da Pietro Orlandi nel 2017 e nel 2019. Capaldo ha spiegato come, durante la sua indagine abbia subito diverse “azioni di disturbo”: dalla pubblicizzazione anticipata delle dichiarazioni della Minardi, alla disposizione del Procuratore di ordinare subitaneamente l’apertura della tomba di De Pedis, infine la chiusura dell’inchiesta. Anche in questo caso Capaldo non ha dubbi: “per quanto riguarda il caso Emanuela Orlandi, la sua origine si trova in un mondo molto vicino al Vaticano.

Non molto diverse le conclusioni degli esponenti del mondo dell’intelligence: secondo Saccone oltre ai due filoni già menzionati, c’è ne è un terzo, legato ad orge e pedofilia all’interno del Vaticano. Per i servizi , la vicenda è inscindibile da quella dell’attentato al Papa del 1981. Ad analoghe conclusioni arriva anche Francesco Pazienza: il mistero va inscindibilmente connesso all’attentato a Papa Woytila, i cui mandanti sarebbero, ancora una volta, da cercare “inside the Vatican”, sia l’attentato che il sequestro Orlandi hanno una radice interna al Vaticano. Più o meno collegata ad una guerra sotterranea tra Woytila e il Cardinale Casaroli, laddove quest’ultimo propendeva per la Ost Politik nei confronti del blocco sovietico.

Ancor più precisa sui misteri vaticani, Laura Sgrò: “A seguito di una segnalazione anonima giuntami nell’estate del 2018, che indicava come luogo di sepoltura di Emanuela Orlandi una tomba con un angelo, Pietro Orlandi e io abbiamo chiesto che tale tomba, sita nel Cimitero Teutonico in Vaticano, venisse aperta. Nel luglio del 2019 è stata autorizzata dall’Ufficio del Promotore di Giustizia l’apertura di due tombe attigue, che sono risultate essere inspiegabilmente vuote, non contenendo neppure i resti delle persone che lì avrebbero dovuto essere sepolte.Per quanto ci riguarda – ha proseguito l’avvocato – la vicenda delle tombe del Teutonico è tutt’altro che conclusa. Tante le domande rimaste senza risposta e nuovi spunti convergono di nuovo su quel Cimitero”.

L’Avvocato Sgrò si sofferma anche sugli autori del sequestro, riducendo ad un ruolo di manovalanza quello della Banda della Magliana. “Io credo che Emanuela sia stata vittima di un reato sessuale – prosegue Laura Sgrò – credo che la banda, se così sono andate le cose, possa essere stata chiamata da qualcuno che – ai piani alti – aveva combinato un pasticcio”. Toccante infine la testimonianza di Pietro Orlandi: due settimane dopo che era stato eletto, incontrò Papa Francesco davanti alla Chiesa di Sant’Anna. Il Santo Padre gli disse che Emanuela “sta in cielo”. Ma poco dopo questa sconcertante affermazione, il Vaticano ha eretto un muro impenetrabile, non volendo più tornare sulla questione. Un atteggiamento come questo testimonia segreti gelosamente custoditi.

Articolo precedenteLa scienza definita nei limiti della sola ragione
Articolo successivoIl costituzionalismo repubblicano del professor Galli della Loggia
Giornalista e saggista. È stato dal 1997 al 2011 dirigente del Comune di Milano, dove si è occupato di relazioni internazionali, cooperazione allo sviluppo e promozione culturale, collaborando con i sindaci Gabriele Albertini e Letizia Moratti. È inoltre ufficiale della riserva dell'Esercito Italiano: nel 2009 è stato Assistant Political Advisor presso il comando della International Security Assistance Force in Afghanistan. Esperto di temi relativi a sicurezza internazionale, conflitti in Medio Oriente ed Asia Centrale, relazioni transatlantiche, dialogo euromediterraneo e flussi migratori, oltre che in materie come la cooperazione e la promozione culturale. Dal 2001 al 2013 è stato membro del consiglio d'amministrazione della Fondazione Stelline e dal 2010 al 2013 Presidente della Stelline Servizi Congressuali; è stato inoltre membro del consiglio generale della Fondazione Fiera di Milano dal 2006 al 2009. È stato consulente su temi legati all'internazionalizzazione di Provincia di Milano, Provincia di Pavia, Fiera Milano SpA, Fiera Milano International, consigliere d'indirizzo della Fondazione Centro per lo sviluppo dei rapporti Italia Russia. Attualmente è attivo imprenditore nel settore della consulenza strategica. Vincitore del Premio Acqui Storia 2011 (sezione divulgativa) con In silenzio gioite e soffrite. Storia dei servizi segreti italiani dal Risorgimento alla Guerra Fredda (il Saggiatore, Milano 2011).