Fa sempre uno strano effetto leggere dopo un referendum per superare la legge elettorale proporzionale, che l’Italia non è mai riuscita ad adeguarsi al sistema maggioritario. Ancora di più, se poi questo è il concetto del professor Galli della Loggia che leggiamo su “il Corriere della sera”. Il professore scrive: “nel nostro Paese il rapporto tra i governi e la volontà popolare espressa nelle elezioni è quindi divenuto sempre di più un rapporto per così dire presunto, ipotetico”. Sia chiaro, è perfettamente lecito sostenere i principi purissimi del maggioritario anglosassone, ci mancherebbe. E’ meno lecito confondere ed intorbidire il profilo costituzionale della Repubblica. Galli Della Loggia sostiene infatti che la Costituzione non dice nulla sulla legge elettorale e che quindi non è assolutamente vero che le maggioranze si formano necessariamente in parlamento. In compenso polemizza con i superiori poteri del capo dello Stato rispetto a quelli del presidente del consiglio che non può nemmeno licenziare i ministri. Ma sia Galli della Loggia che noi sappiamo che nella Costituzione la forza del capo dello Stato è data dal voto delle Camere ed il presidente del consiglio è nominato dal Capo dello Stato, per cui ogni polemica è fuori luogo. Il nostro sistema costituzionale, può non piacere, può essere discusso, ma è sicuro che prevede un’organizzazione complessa della rappresentanza democratica, perché la democrazia è sempre diretta, ma sempre attraverso forme di rappresentanza popolare. Il popolo, tutto insieme, non lo puoi mettere al potere in un solo edificio. Lo stesso Galli Della Loggia del resto comprende la ragione storica di questo processo, tanto che qualche anno fa aveva svolto una lezione universitaria dove spiegava che a differenza della Rivoluzione francese, in cui il popolo aveva fatto irruzione nella storia, il nostro Risorgimento era solo elitario, ed oggi scrive che il Cln era elitario e quindi l’elitarismo è rimasto il tratto distintivo della repubblica italiana. Per carità, egli ha in generale ragione, è tanto forte questo elitarismo che egli scrive da quarant’anni su “il Corriere della Sera”, tutto quello che gli passa per la testa senza contraddittorio alcuno che non sia quello del professor Panebianco. Il professore invece ha torto, ci dispiace, quando vuole fare della retorica sulla rivoluzione in Francia. Il popolo entrò sì nella storia, ma solo in idea. La Francia rivoluzionaria faceva votare trentamila persone, la popolazione di venti milioni era nel complesso analfabeta come quella del Risorgimento in Italia. Robespierre entrò alla Convenzione con 177 voti ed erano già tanti rispetto a quelli ottenuti dai suoi colleghi. La famosa giornata del dieci agosto, coinvolse il reggimento giacobino di Marsiglia e più o meno gli abitanti del faubourg Saint Antoine, più disoccupati perdigiorno che altro. La popolazione di Parigi stava chiusa in casa e con loro i Danton ed i Marat. Gli storici reazionari in Francia, Tocqueville, Taine, Cochin, hanno sempre rimproverato alla Repubblica quello che il buon professor Galli della Loggia rimprovera alla nostra costituzione, ovvero, una “piccola città” che ne comanda una più grande. E c’è una ragione storica per questo, ovviamente, magari più complessa da afferrare rispetto alla rivoluzione e al nostro risorgimento di come Galli della Loggia la sbrighi. In compenso Galli della Loggia calibra bene il giudizio sul Cln. L’elitarismo del Cln nasce dal fatto che la maggioranza della popolazione italiana fosse stata per un intero ventennio fascista e che il fascismo consolidò il potere con una legge maggioritaria, la legge Acerbo. Se tutto questo il professor Galli della Loggia non lo ricorda, glielo ricordiamo volentieri noi. Galli Della Loggia promuova una riforma costituzionale in senso presidenziale, oppure un premierato all’israeliana, o ancora, vista la simpatia, un ripristino della monarchia costituzionale, dove il premier rappresenta il popolo e risponde alla corona. Altrimenti, si rassegni.