Siamo assolutamente convinti che il governo Draghi non avrà problema alcuno da parte del Partito democratico e che il segretario Enrico Letta, sosterrà l’esecutivo con la massima dedizione. Tanto da non avere nemmeno bisogno delle rassicurazioni formali espresse a seguito dell’incontro fra il Presidente del Consiglio ed il segretario del Pd.
Tutto sommato non c’era nemmeno bisogno del colloquio appena avvenuto, se non per le ragioni di una gradevole frequentazione, sempre auspicabile fra il capo del governo ed i leader dei partiti che lo sostengono.
La ragione di questa convinzione poggia sul fatto che il Subcomandante Enrico non ha avuto nessun ruolo sull’insediamento di Draghi e non ne può avere nessuno nemmeno per un suo eventuale superamento. Non basta cambiare i capigruppo parlamentari del suo partito, dovrebbe cambiare anche i deputati ed i deputati nel loro complesso si riconoscono nell’area riformista che raccoglie gli eletti voluti da Renzi.
Renzi che si è fatto un suo partito ha pur sempre dei terminali politici in coloro che rimasti nel Pd gli sono rimasti grati per l’elezione. Sono quei deputati che al dunque hanno sconfessato il precedente segretario Zingaretti. Il povero Zingaretti che come Letta non è parlamentare, si era presentato alle consultazioni del Quirinale con Che Guevara dicendo “o Conte o muerte”. E’ stata muerte.
Non c’è dubbio che il partito risponda all’assemblea nazionale del Pd, così come non c’è dubbio che i deputati siano ancora sottoposti all’influenza di chi li ha messi in lista, soprattutto sapendo che non avrebbero domani una seconda occasione. Fosse stato altrimenti, Renzi con la sua ventina di parlamentari, al limite, sarebbe passato lui all’opposizione quando invece ha guidato direttamente la nuova soluzione di governo.
Letta può anche agitare tutti gli strampalati temi con cui di recente si trastulla. Poi dovrà seguire pedissequamente le decisioni del governo e per evitare di fare oltre alla fine, anche la figura di Zingaretti, che chiedeva il Mes quando Conte non ci pensava proprio, farebbe bene a chetarsi.
Non giova al suo partito perseguire l’immagine del velleitarismo inaugurata dalla segreteria precedente. Anche i primi sondaggi sul Pd del nuovo corso, consiglierebbero a Letta un atteggiamento più accorto.
Trascuriamo infine le reazioni alle sue sortite sul sacerdozio femminile, prive come sono di rilevanza politica alcuna ed estranee al contesto repubblicano. Essere stato denominato “povera stella” dalla Curia dovrebbe essere già davanzo per chiunque pretenda di rappresentare lo Stato.