In settimana è saltato il tavolo negoziale bilaterale Svizzera-Ue. La Confederazione elvetica ha scelto di non piegarsi alle pretese della Commissione Ue che già avevano fatto saltare l’accordo con Londra post Brexit. L’Unione europea persegue il dogma dell’uniformità normativa invece dei principii di concorrenza, libero commercio internazionale, e reciprocità. Il Capo della segreteria politica del PRI e Direttore de La Voce Repubblicana Bepi Pezzulli ha commentato i fatti per Milano Finanza. In calce l’articolo odierno.

Dopo il Regno Unito, la Svizzera. Berna ha messo la parola fine ai negoziati con l’Unione europea che avrebbero dovuto riscrivere le regole delle relazioni bilaterali euro-svizzere. Da sette anni, Ue e Svizzera discutevano di un accordo-quadro istituzionale progettato per garantire l’accesso della Svizzera al mercato unico europeo. Poi, Bruxelles ha progressivamente cambiato la propria posizione negoziale, invocando un accesso “giusto ed equo”, una formula che l’euroburocrazia di Rue de la Loi solitamente ravvisa nel level-playing field, esattamente il concetto che ha fatto naufragare l’accordo di libero scambio post Brexit con l’Uk.

Evidentemente, per l’Ue l’ortodossia ideologica prevale sulla realtà del libero commercio internazionale. Il dogma europeo prevede la convergenza regolamentare, e pretende che grandi democrazie recepiscano nel proprio ordinamento le leggi fatte a Bruxelles. Risultato: la Svizzera ha abbandonato le trattative. Il Consiglio federale ha comunicato che esistono “differenze sostanziali tra la Svizzera e l’Ue su aspetti chiave dell’accordo” e “non sussistono le condizioni per la firma”. Il copione è déjà vu: la Commissione ha frapposto ostacoli sulla libertà di movimento (chiedendo l’immigrazione indiscriminata dei cittadini europei in Svizzera), la parità di condizioni (cioè il recepimento in Svizzera della normativa comunitaria) e le regole sugli aiuti di stato (soggetti all’autorizzazione dell’Ue). La Commissione ha insistito in particolare sull’allineamento dinamico con il diritto dell’Ue, il che significa che ogni nuova legislazione del blocco a 27 andrebbe adottata anche dalla Svizzera al fine di mantenere le stesse condizioni all’interno del mercato unico. Bruxelles, inoltre, voleva dare alla Corte di giustizia dell’Ue il potere di decidere sulle controversie relative all’accordo-quadro.

Esattamente sugli stessi due punti era fallito il negoziato Brexit.

La Svizzera è il quarto partner commerciale dell’Ue dopo la Cina, gli Stati Uniti e il Regno Unito; rappresenta il 6,9% delle esportazioni dell’Ue e il 5,7% delle sue importazioni.

Tra Ue e Svizzera era già stata chiusa la collaborazione sui servizi finanziari, e Berna si era affrettata a stipulare un accordo di equivalenza con l’Uk. Proprio la ripresa delle negoziazioni sui titoli svizzeri in Uk, aveva compensato la perdita dell’eseguito azionario europeo defluita da Londra ad Amsterdam.

Le relazioni anglo-svizzere sono governate da più di 120 accordi di settore. Tuttavia, hanno dichiarato fonti della Commissione, “nessuno di essi serve a garantire condizioni di parità”.

Così facendo, l’Ue conferma di aver intrapreso la strada del protezionismo, cercando di tutelare il proprio mercato interno contro la concorrenza di economie più competitive, piuttosto che incentivare il libero commercio internazionale.

Ma il protezionismo europeo comincia a far sentire i suoi effetti. La Cina ha ora superato la Germania quale primo esportatore in Uk. A certificare il sorpasso è l’Ufficio Nazionale di Statistica: nel Q1 2021, le merci importate dalla Cina sono aumentate del 66%, raggiungendo un valore complessivo pari a 16,9 miliardi di sterline. Nello stesso periodo, le importazioni dalla Germania sono scese del 25%, attestandosi a 12,5 miliardi di sterline. Il settore maggiormente colpito è l’automotive, ma l’analisi dei dati mostra che tra Cina e Germania si è realizzata una sostituzioni di merci. Lo stock di import è costituito dalle stesse categorie merceologiche, il che significa che le merci tedesche sono state sostituite dalle merci cinesi, senza particolare alterazioni alla domanda aggregata.

E tensioni emergono anche in Ulster per effetto del Northern Ireland Protocol. Il Ministro per l’Irlanda del Nord Brandon Lewis si è scagliato contro Bruxelles dopo che è emerso che gli ispettori dell’Ue stanno effettuando controlli inutili sui prodotti alimentari che vanno dall’Inghilterra all’Irlanda del Nord. In teoria, i controlli effettuati nell’ambito NI Protocol mirano a garantire che nessun prodotto non autorizzato venga introdotto nell’Ue attraverso il confine tra Eire e l’Ulster. Ma Lewis ha rivelato che l’Ue intendeva “mitigare rischi che non esistono”.  E’ successo che il blocco stava imponendo controlli sui prodotti di Sainsbury anche se il gigante dei supermercati non ha negozi nella Repubblica d’Irlanda.

Res ipsa loquitur.