Il livello culturale a cui siamo precipitati, lo si vide intorno alla fine del secolo scorso. Un famoso giornalista sostenne la rivincita della “società civile “contro i partiti, ricordando che il termine “società civile” lo si doveva niente di meno che a Kant. Vero, non fosse che in Kant la “società civile”, è la “civitas” romana che significa “Stato”. Quando Kant parla della “società civile”, intendo lo stesso dello Stato, non un diverso. Lo Stato, nella Repubblica italiana, è formato costituzionalmente sui partiti, articolo 49. La società civile non potrà mai essere contrapposta ai partiti perché essi stessi sono “la società civile”, la Repubblica necessariamente fonda il suo governo sulla rappresentanza e quindi sull’associazione.

“Ogni forma di governo, scrive Kant ne “la Pace Perpetua”, che non sia rappresentativa è infatti propriamente informe, poiché il legislatore può essere in una sola e medesima persona anche esecutore del proprio volere, il che è inammissibile”. Kant non ha inventato “la società civile”, ha inventato il conflitto di interessi, imputandolo direttamente al governo, ma non a quello repubblicano, fondato sulla legge. Ancora Kant scrive nel medesimo testo che “il sistema di governo deve essere rappresentativo, poiché soltanto in tale sistema è possibile un regime repubblicano, senza il quale il governo, qualunque sia la costituzione, è dispotico e violento”.

Qualcuno potrebbe essere indotto a credere che facendo dipendere il regime repubblicano dal sistema rappresentativo, Kant scriva contro Rousseau. Al contrario, Kant prosegue il pensiero di Rousseau alla luce degli eventi storici che gli sono succeduti. Rousseau non era contrario al sistema rappresentativo, i romani lo erano. Rousseau si limita a negare che il sistema rappresentativo renda libero il popolo inglese se non nel solo momento del voto. “Contratto sociale”. Ma questa è una critica all’Inghilterra, non al concetto di rappresentatività e lo si capisce dalle sue istruzioni sulla costituzione polacca.

Kant sviluppa lo stesso concetto e distingue l’identità della forma democratica dalla repubblica, perché dal suo punto di vista la formula democratica presume che tutti governino, il che per lo stesso Rousseau era impossibile. Roma, dopo la caduta dei Tarquini fu l’unica vera democrazia avutasi nella storia e per breve tempo. “La Pace perpetua” è sottotitolato “un progetto filosofico”, ma Kant come Rousseau, non è un pensatore astratto.

Egli commenta il processo al re delle due rivoluzioni, quella inglese e quella francese, ovvero quando la formula democratica si traduce nell’espressione di una maggioranza contro una minoranza, o addirittura di una maggioranza contro una sola persona. Questo per Kant è illiberale, ma lo sarebbe anche se invece della condanna a morte, si stabilisse un sistema di alternanza? La monarchia non funziona, proviamo la Repubblica.

L’evoluzione del pensiero democratico e repubblicano si scontra con la realtà dei secoli bui da cui bisogna trarsi fuori. Era questo il giudizio di Stendhal su Napoleone. Dove avrebbe mai potuto il giovane ufficiale corso, questo genio che ha cambiato il mondo, apprendere nella sua educazione qualcosa di diverso dal despotismo? Kant scrive che nessuno Stato precedente la repubblica ha conosciuto un sistema che prevede la divisione del potere legislativo da quell’esecutivo. Per cui solo la Repubblica ci salva dal despotismo di uno solo o di una moltitudine, e solo la separazione tra legislativo ed esecutivo consente la sussistenza della Repubblica.

Non troverete mai nulla sulla magistratura, nemmeno in Montesquieu se non che essa è detestabile come corpo specializzato. La magistratura in Repubblica, va interamente rimessa al giudizio del popolo.