Questi sono i mesi del ricordo delle stragi di Capaci e Via d’Amelio, del barbaro assassinio di due Magistrati, Falcone e Borsellino, che hanno illuminato la storia della Repubblica con il loro operato e sete di Giustizia e Verità.

La Repubblica che essi hanno onorato fino al sacrificio supremo. ha dimostrato di valere tale prezzo pagato?

E’ una domanda che ci dobbiamo fare e che ricorda la frase ripetuta nel film “Il gladiatore” dalla principessa ai piedi dell’eroe caduto “Roma vale la morte di un uomo giusto?”. A trent’anni da quei fatti che scossero la coscienza civile del Paese possiamo cominciare a provare a dare una risposta. Quattro processi, la prova sentenziata nel Borsellino quater di depistaggi sulle indagini da parte di alti funzionari della magistratura e delle Forze dell’Ordine, prova arrivata così tardi da permettere la loro morte per vecchiaia quando non di improvviso infarto, permette a ciascuno di noi di farsi una opinione, di rispondere in propria coscienza e libertà di pensiero.

Io la risposta la ho trovata in un no, secco e irrevocabile, non è degna.

Quanto fastidio nella ipocrita celebrazione annuale anche da parte delle più alte cariche dello Stato. La Mafia, non lo dico io ma le inchieste, fu la mano che premette sui detonatori, ma esplosivo ed intelligence arrivavano da menti raffinatissime veicolate ed accompagnate nelle indagini da esponenti dello Stato che, lo ripeto, oggi sono morti liberi, in vecchiaia e beneficiati dagli onori delle cariche ricoperte in vita, uno scandalo che dovrebbe far tremare qualsiasi sistema istituzionale ma che in Italia è solo una brezza rinfrescante, un ponentino.

Ci dovremmo meravigliare quindi della ”Loggia  Ungheria”, del “Sistema Palamara”? Dovremmo meravigliarci di un comico elevato a politico illuminato e di un suo Ministro della Giustizia che confonde dolo e colpa? Scarantino, che fu considerato per anni nel depistaggio operato sulle indagini di via d’Amelio uomo affidabile e cedibile, era stato bocciato tre volte in prima elementare! Quale novità dunque?

Aggiungere ipocrisia ad ipocrisia in questo circo di istrioni che è diventata la Repubblica?

Dalla commissione di inchiesta del parlamento Siciliano sul depistaggio della strage di Via d’Amelio (asserzioni confermate successivamente dalla sentenza Borsellino quater): “…menti raffinatissime, volendo mutuare l’espressione usata da Falcone, si affiancarono a Cosa Nostra sia nell’organizzazione delle strage sia nel successivo depistaggio”. “… l’irritualità attraverso cui il cosiddetto gruppo di indagine “Falcone – Borsellino” condizionò le indagini, omise atti ed informazioni, fabbricò e gestì la presunta collaborazione di Scarantino e degli altri cosiddetti pentiti”. Ricordate Sciascia ed i professionisti dell’antimafia?

Infine “Resta un vuoto di verità su chi ebbe la regia complessiva della strage e del suo successivo depistaggio e quale sia stato, nel comportamento di molti, il labilissimo confine tra dolo e colpa, svogliatezza e intenzione, distrazione e complicità”.