E’ cosa positiva che per per la prima volta il segretario del Pd abbia mutato tono nei confronti di Salvini. Piaccia o meno la Lega è innanzitutto il suo alleato di governo. Sempre che si voglia mantenere in vita questo esecutivo è necessario trovare delle possibile convergenze e non accentuare divergenze che sono fin troppo ovvie. Perché se la collaborazione è cosa detestabile, allora è inutile pensare di poter concludere la legislatura con Draghi presidente del Consiglio, a meno che davvero non si creda che una volta superata l’emergenza non si possa anche superare la formula della solidarietà nazionale e magari, persino, lo stesso presidente del Consiglio. Si tratta quindi di passi da misurare con una certa circospezione ed un cambiamento dei toni bellicosi era quanto mai auspicabile e va apprezzato. Poi non sappiamo le ragioni di questo repentino cambiamento, ma possiamo sperare che siano dovute ad una maggiore riflessione.

L’annuncio di candidature quirinalizie sono prima di tutto una mancanza di riguardo nei confronti del presidente della Repubblica Mattarella e poi comportano un salto nel buio. Quale formula di governo si vorrebbe ancora sperimentare senza sollevare l’indignazione del professor Galli della Loggia che già lamenta come il popolo italiano non sia mai rappresentato dalle sue istituzioni? Sia poi chiaro, noi siamo i primi convinti, visto che non lo erano i cosiddetti scienziati da salotto televisivo, sulla bontà dei vaccini, ma non è che siamo così competenti delle varianti da poter dire, come pure disse un anno fa il ministro Speranza, che il virus è stato sconfitto. Per cui se dovessimo ritrovarci di fronte ad una nuova ondata di misure restrittive, vorremmo che tutto il parlamento fosse coinvolto nelle decisioni da prendere per limitare i diritti dei cittadini e non una sua parte miserabile, quale che sia, come pure è avvenuto fino a ieri. Anche l’onorevole Meloni dovrebbe stare in maggioranza, altro che cacciare Salvini.

Vi è poi un’ulteriore ragione per cui è meglio evitare di tirare troppo la corda dell’alleanza e riguarda la presidenza del Consiglio. Qualcuno ha forse in mente di poter trovare a breve, per esempio già il prossimo anno, un presidente del consiglio migliore di Draghi? E si vorrebbe che Draghi perdesse il sostegno di quello che viene considerato in prospettiva il primo partito del paese? Qualcuno vuole indebolire il governo più prestigioso che l’Italia ha presentato agli occhi dell’opinione pubblica internazionale dal secolo scorso, quando si ebbe il governo Ciampi? E Ciampi non era stato presidente della Banca Centrale Europea.

In ogni caso, se tutto questo risultasse troppo complesso, si stia per lo meno attenti ai sondaggi. Per carità i sondaggi sono buoni per il mercato non per la politica, ma esprimono comunque una tendenza soprattutto da quando hanno assunto tanto rilievo. Per cui se i sondaggi danno l’alleanza Pd movimento cinque stelle al trenta per cento e quella Salvini Meloni ben oltre il quaranta, servirebbe una qualche valutazione appropriata. Ad esempio, non è il caso di andare a verificare sul campo se i sondaggi hanno ragione, per lo meno, aspettiamo le amministrative di ottobre prima di fare dichiarazioni di guerra. Ce la si fa fino al voto di ottobre ad assumere un profilo costruttivo? E’ l’invito che rivolgiamo a tutte le forze della maggioranza.