La crisi della Repubblica ha vissuto due momenti drammatici. Il primo nel 1992, quando il parlamento si fece imporre le sue risoluzioni dal cosiddetto “popolo dei fax”. Allora si modificò l’articolo 68 della costituzione, in modo tale da consentire alla magistratura di uscire dai limiti ordinamentali che gli erano assegnati. Il bilancio di quella stagione lo ha fatto lo stesso dottor Di Pietro vent’anni dopo. Non solo la corruzione è aumentata rispetto ad allora, ma è aumentata perché “Mani pulite”, invece di rigenerare un sistema, ha prodotto un vuoto e aperto il conflitto istituzionale permanente.

Il secondo vulnus subito dalla Repubblica, è stato altrettanto grave e risale all’anno scorso quando sulla base di un codice della protezione civile, il parlamento ha rimesso le sue funzioni al governo. Se una Repubblica vuole trovare nella sua storia un Parlamento eroico, è facile indicare la Convenzione francese del 1793, dove gli eletti viaggiano la notte a cavallo tra il fronte e Parigi, riferiscono alla tribuna, votano i decreti e ritornano sotto le cannonate ancora la con la divisa impolverata. Questi erano i deputati giacobini.

Se vogliamo trovare un parlamento di pusillanimi ecco quello italiano del 1992 e quello dell’anno scorso. Il Parlamento del 1992 non si è mai riscattato, è finito ignominiosamente con una elezione che ha distrutto le forze politiche che la Repubblica l’avevano fatta e che escluso il partito repubblicano e quello liberale, le minoranze risorgimentali, non esistono più.

Il parlamento del 2019 è stato capace invece, quasi inaspettatamente, di un sussulto di coscienza liberandosi di un governo indegno che aveva messo l’Italia in ginocchio. Passare da Conte a Draghi è come passare dal fango alle stelle in un solo anno, cosa che attribuisce un qualche merito anche ad una classe politica che appare derelitta.

Come governa l’emergenza la Repubblica? Con un governo di emergenza. Non si era mai visto un governo di risulta che non rappresenta nemmeno la metà del paese, pretendere di gestire l’emergenza sulla pelle della maggioranza degli italiani. Eppure questo è quello che è avvenuto, fino a quando un ministro di quello stesso governo ne ha denunciato l’incostituzionalità manifesta, il ministro Bellanova. Se si dovesse indicare un repubblicano nel passato governo, questo sarebbe sicuramente la Bellanova, sugli altri meglio stendere un velo pietoso. Ma è anche vero che se basta una sola voce per riscattare la Repubblica, La Repubblica dimostra una forza tale da riacquistare nonostante tutti i suoi avversari, la speranza. Per quanto si provi a distruggerla, abbiamo persino convocato gli Stati Generali come nelle monarchie di vecchio conio, sopravvive.
Non basta. Bisogna farla tornare a vivere.