Ora che la procura di Bergamo sta terminando la sua istruttoria per “pandemia colposa” avremo un quadro giudiziario di estremo interesse sul quale attenderemo il giudizio della magistratura. La questione politica che apre una simile inchiesta è invece qualcosa di molto delicato, a maggior ragione quando si discute di responsabilità che non competono alle autorità giudiziarie di Bergamo, ovvero quelle che concernono l’origine del virus in Cina. Nel caso fosse dimostrato come si inizia a sostenere con una certa insistenza dell’origine non naturale del virus, la situazione si complicherebbe ulteriormente. Non solo si dovrebbe sospettare la Cina di non aver dato l’allarme in tempi congrui alla comunità internazionale e l’Oms di non servire a niente, ma anche di aver consentito volontariamente ad una diffusione strategica del virus, come complemento alla “via della seta”. La Cina avrebbe giocato molto sporco, lanciando una sfida all’occidente con un’arma letale utile a vincerla. Una simile trama, per quanto improbabile possa essere, avrebbe un effetto inevitabile nelle relazioni internazionali. Chi più si sentirebbe di poter assicurare, dei cinesi e del loro governo, possiamo fidarci? Se davvero il virus non fosse naturale, le varianti potrebbero essere semplici fuoriuscite da laboratorio con cui la Cina vuole mettere in ginocchio i suoi competitor, prima l’occidente con i suoi colossi, poi i paesi emergenti come Brasile, India. Lo scenario della guerra fredda, con la sua sospesa minaccia nucleare, illividisce in confronto.
Restando con i piedi per terra possiamo solo dire che l’Unione europea è piuttosto irritata con la Cina per una sua certa disinvoltura di partnership economica con paesi dell’ex blocco dell’est. Romania ed Estonia, ad esempio, che hanno coinvolto le imprese ed il governo cinese per importanti opere di ristrutturazione e modernizzazione del loro paese, ora si ritrovano impegnati in debiti che non sanno come riuscire a pagare. La Grecia che ha vissuto per altri versanti una simile esperienza è già diventata nel Pireo un feudo cinese. L’Italia ha vissuto una situazione completamente particolare. Il governo Conte uno si è sganciato dalla politica comunitaria per intavolare un rapporto bilaterale con la Cina, un paese di cinquanta milioni di abitanti con uno di oltre un miliardo ad un solo tavolo. Tanto che il governo Conte due si è rimangiato in fretta quanto concordato. Nel frattempo si è esplicata una clausola commerciale che ha triplicato i voli fra i due paesi ed il relativo traffico passeggeri. Per tutto gennaio dell’anno scorso questa clausola è rimasta in vigore. I cinesi ricoverati a Roma erano arrivati il 2 febbraio a Milano. E quanti sono stati gli italiani che vivendo in Cina si sono spostati in Italia precedentemente e senza nessuna preoccupazione sanitaria? Possibile che il governo non avesse un presentimento, o un timore per gli effetti di una simile politica inaugurata da lui stesso, anche se in una diversa formula di maggioranza? Oggi si può anche ridere di un documento depositato al Cipe dove si legge che il governo Conte uno doveva prospettare il passaggio del debito italiano nelle mani dei cinesi. Si ride molto meno se si pensa alle conseguenze avute dai rapporti commerciali con quel paese e dalla sottovalutazione dei problemi che avrebbero potuto comportare. Una sottovalutazione criminale. Anche se la giustizia mai dovesse intervenire su tutta questa vicenda, e persino se si dimostrasse che non si è corso nessun rischio, che il virus si è propagato in tutt’altro modo, il giudizio politico sui governi Conte resterebbe obbligato.