Se mai qualcuno avesse dei rimproveri da muovere alla condotta del Primo Ministro Boris Johnson sulla pandemia, bisogna pure che tenga presente la tradizione di un paese per cui la libertà è il bene superiore del popolo. Già Montesquieu aveva osservato come gli inglesi si fossero sbarazzati necessariamente di tutti gli istituti intermedi della monarchia in nome di una liberta senza la quale sarebbero “uno dei popoli più schiavi della terra”. Per questa ragione, tagliarono la testa ad un Re quando nel resto del mondo civilizzato ancora ci si produceva in salamelecchi.

Il papà del Primo Ministro, quando seppe che suo figlio voleva chiudere gli esercizi pubblici,  gli scrisse una lettera per dirgli di scordarselo. Lui sarebbe andato comunque al suo pub ogni sera. Questo lo spirito britannico che ha fatto di quegli isolani melanconici dei dominatori del mondo per tre secoli abbondanti. Sotto il profilo militare, invece, gli inglesi, checché se ne pensi, sono piuttosto scarsi.

I loro grandi successi li hanno ottenuti principalmente grazie alla marina dei tempi della Grande Elisabetta che fece uso principalmente di corsari. Appena abbiamo visto le navi di Re Giorgio III muoversi su New York per reprimere la rivolta dei coloni americani, è tanto che quelle non siano colate a picco sotto il fuoco incrociato di due soli cannoni di Washington.

Poi abbiamo avuto Horatio Nelson. Ma la vittoria dell’ammiraglio si dovette principalmente alla codardia del suo omologo francese Villeneuve.

La stessa fama del Duca di Wellington è eccessiva. In Spagna, il suo successo fu dovuto all’irregolarità della guerra per bande messa in piedi dalla popolazione spagnola, per cui l’inglese ebbe gioco facile. A Waterloo, alle diciotto di sera, Wellington aveva perso, nonostante una sequela incredibile di errori commessi dai marescialli francesi. Fu Blucher a vincere a Waterloo, non Wellington.

Non che le cose siano molto andate meglio per le armi inglesi negli anni successivi. Balaklava non fu una carica eroica, fu peggio di quanto avrebbe replicato il colonnello Custer nel Dakota. Il miglior generale che aveva la corona, Gordon Pashà finì per morire abbandonato a Khartoum e Kitchener che iniziò una carriera di successo allora, la dovette alle mitragliatrici, non al suo genio che aveva stentato persino nel Bengala.

Per non parlare poi delle disfatte con gli Zulu. L’esercito britannico era strutturato interamente sull’aristocrazia e bisognava confidare che questa che, bisogna riconoscerlo, pur ci si impegnava, offrisse dei prodotti di qualità.

L’unico di sicuro successo fu Winston Churchill, tanto evidente sin da ragazzo, che fu subito osteggiato in tutti i modi. Kitchener in particolare non sopportava il giovane Winston, ma quando Churchill divenne ministro della marina, lo stesso Kitchener fu costretto a riconoscere che la marina si trovò pronta. Nei Dardanelli non era pronto l’esercito. Chi pensa che la responsabilità del disastro nei Dardanelli fosse dovuta a Churchill dimostra conoscenza molto approssimativa della storia britannica. Solo la statura morale di Churchill fece sì che si assumesse la responsabilità, in quanto ministro, degli eventi. Churchill aveva chiesto un’azione congiunta da terra e mare e Kitchener l’aveva rifiutata. Obbligato nei confronti degli alleati russi a impegnare lo stesso i turchi, Churchill non poté fermare l’azione concordata, ma per settimane aveva fatto pressioni a Kitchener di avere le sue truppe e quello non ne voleva sapere di darle. A questa situazione non aveva giovato un Lord del mare refrattario a combattere come Fischer. Fu il disimpegno dell’esercito a comportare il disastro, non l’idea dell’impresa concordata nel consiglio di guerra. Churchill avrebbe avuto ragione e tale fu il suo sdegno che diede le dimissioni. Questa era la schiatta di questo aristocratico inglese. Su Churchill si potrebbe continuare, considerando che la sua carriera governativa era appena agli inizi. Il povero Kitchener, tanto era sprovveduto, finì la sua in fondo al mare saltando su una mina un anno dopo.

Quando si scrive che Johnson sul coronavirus si sarebbe comportato come Churchill ai Dardanelli, non si sa di cosa si parla, oppure si vuole lodare Johnson paragonandolo al più grande uomo politico e militare della storia britannica e sicuramente europea.