Soprattutto se la confrontiamo con la situazione della sinistra, la destra italiana sembra godere di buona salute, in particolare per quanto riguarda i due partiti maggiori – la Lega e Fratelli d’Italia – mentre l’area berlusconiana appare in fase di scomposizione e, forse, di ricomposizione.

I sondaggi attribuiscono ai due partiti maggiori percentuali che, se confermate da effettive consultazioni elettorali, li porterebbero, insieme all’area centrista, alla guida politica del Paese. In particolare Fratelli d’Italia appare in costante ascesa, mentre la Lega, che ha da tempo interrotto il trend ascendente, continua a mantenere una percentuale di consensi elevata. Inoltre entrambi i partiti sono caratterizzati da una leadership forte, politicamente e mediaticamente, che in questo momento non ha rivali all’interno; la terza area, che chiameremo per comodità berlusconiana o ex berlusconiana, è in una fase magmatica, caratterizzata da divisioni e ricomposizioni, senza che emerga un leader capace di raccogliere l’eredità di Berlusconi; tuttavia continua a godere di un consenso che, anche se ridotto, risulterebbe decisivo per la vittoria del centro-destra al momento delle elezioni.

Se questi sono gli aspetti che caratterizzano oggi la forza della destra, accanto ad essi ce ne sono altri più problematici ed ambigui. Partiamo dalla stessa identità che caratterizza i due partiti maggiori, il sovranismo. In realtà il termine sovranismo è stato introdotto per non usare un’altra parola – nazionalismo – che evocava scenari e prospettive che avrebbero richiamato apertamente esperienze di un passato lontano ma anche recente, dalle dittature fascista e nazista alle guerre jugoslave, non adatte a suscitare il consenso popolare. Ma proprio di questo si tratta, di nazionalismo, con la differenza che, mentre Fratelli d’Italia può invocare una coerenza e una continuità con la tradizione nazionalistica italiana nelle sue varie manifestazioni, compresa naturalmente quella fascista, nel caso della Lega si tratta di una trasformazione radicale dei suoi tratti identitari: anche se ormai è passato un certo tempo dalla svolta politica che ha portato Salvini alla testa del partito, non è del tutto scomparsa la memoria della Lega non solo espressione esclusiva e polemica dell’identità padana ma addirittura, in certi momenti, secessionista, negatrice dei valori dell’unità nazionale e via di questo passo. La svolta a 360° sembra essere stata tutto sommato digerita dagli elettori della Lega ma nasconde ancora un margine di ambiguità non risolto.

Tale ambiguità emerge con ancora maggiore forza se guardiamo alla base sociale dei due partiti. Al di là dei rimescolamenti che caratterizzano una società complessa e frammentata come quella in cui viviamo sono comunque ben individuabili due basi di consenso sociale non solo differenziate ma anche contraddittorie: i ceti produttivi del Nord per la Lega (non solo gli imprenditori ma in genere coloro che partecipano al processo produttivo, quadri intermedi e forza lavoro), ceti parassitari della Capitale e  del Sud per Fratelli d’Italia, sensibili alle politiche basate sull’assistenzialismo e sulla creazione di posti di lavoro per mezzo dell’intervento dello Stato.

Non si può inoltre ignorare che anche quello che appare oggi un punto di forza – la presenza di due leader forti e senza rivali – può trasformarsi nel suo opposto per l’insorgere di una rivalità di cui già si scorgono i segnali.

Ma al di là di questa contraddizione è il principio stesso del nazionalismo che rende fragile l’attuale egemonia della destra: una politica ispirata al nazionalismo può creare momenti di consenso in una fase caratterizzata da una crisi economica rafforzata dalla pandemia; ma alla lunga l’ostilità nei confronti dell’Unione Europea che caratterizza l’opzione nazionalistica non può andare oltre un certo limite perché si pone in contrasto con gli interessi della parte più produttiva del Paese e perché finisce per favorire fughe in avanti mettendo in campo rapporti ambigui con Paesi come la Russia, la Cina, l’Iran, che non possono costituire l’asse portante della presenza italiana nel mondo. Da qui il rischio di isolamento non solo rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale ma anche rispetto agli Stati Uniti, una volta venuta meno la presidenza Trump, che costituiva il punto di riferimento della destra italiana e non solo. Lo stesso ostentato sostegno ad Israele presenta aspetti di ambiguità: di Israele la destra italiana sembra apprezzare non tanto il solido ancoraggio ai valori democratici quanto la forza militare e il presunto contrasto a ogni forma di islamismo.

Infine non si può trascurare l’ambiguo rapporto con le organizzazioni di estrema destra che in vario modo si richiamano al fascismo. Tale ambiguità caratterizza soprattutto, per evidenti ragioni storiche, Fratelli d’Italia ma non sono assenti anche nella Lega episodi discutibili legati a personaggi soprattutto di provincia; in ogni caso la Lega di oggi è ben lontana dall’ostentato antifascismo di Umberto Bossi. È questo un problema cronico della politica italiana, l’incapacità a tracciare linee nette di demarcazione chiare, sia a destra come a sinistra, che individuino con chiarezza il campo democratico e che lo distinguano da tutte le forme di rifiuto del metodo e dei valori democratici.

In conclusione si può arrivare a dire che – pur senza trascurare l’esistenza di una presenza nazionalistica in Italia – la forza attuale della destra è fortemente dipendente dalle ambiguità e dalle debolezze della sinistra in una serie di campi facilmente individuabili: la politica verso l’immigrazione, quella nei confronti dei portatori di identità sessuali diverse da quelle della maggioranza, la propensione per il linguaggio “politicamente corretto”, l’attenzione per le condizioni dei ceti più poveri e più marginalizzati. Una prova di questo reciproco condizionamento la si può trovare nell’altissima percentuale di astenuti che emerge dai sondaggi.

 

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Ha insegnato fino al 2012 nella Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Firenze dove è stato anche coordinatore del Master in Comunicazione del Patrimonio culturale. Dal 1980 al 2010 ha coordinato i maggiori progetti di valorizzazione del patrimonio culturale della Regione.Toscana. E' stato presidente del Centro di ricerche storiche e di scienze sociali "Passato Prossimo". E' attualmente presidente dell'Associazione Italia-Israele di Firenze. E' autore di numerosi articoli e libri tra i quali "Filippo Stecchi un editore fiorentino del Settecento tra riformismo e rivoluzione" (1989); "Pinocchio e la sua immagine" (1981); "Il sistema dei beni culturali in Italia" (2004);"Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo Stato d'Israele. Una lunga coerenza"; "1967. Comunisti e socialisti di fronte alla guerra dei Sei giorni. La costruzione dell'immagine dello Stato d'Israele nella sinistra italiana" (2014); "Viaggio in Israele" (2017); "Amare gli ebrei Odiare Israele. Antisemitismo e antisionismo nella nostra società" (2020).