Ferdinando Camon, oggi, su La Stampa, sostiene che cantare ‘Bella Ciao’ dopo l’inno di Mameli gli piacerebbe, anzi che sarebbe meglio cantare ‘Bella ciao’ invece dell’inno di Mameli perché quest’ultimo è complicato, vecchio. Infine, sostiene che siccome in uno spartito di un carabiniere c’era scritto “corte” e non “coorte” poteva anche essere inteso come nostalgia monarchica. Immaginiamo che un intellettuale dovrebbe pesare le parole e comunque essere documentato prima di esternare bestialità.

Appoggiare un’iniziativa divisiva, come quella di affiancare ‘Bella Ciao’ all’inno nazionale è già la testimonianza che gli antifascisti in servizio permanente, nulla hanno capito dell’avvento della Repubblica voluta dal Cln e poi votata dal popolo italiano. La Repubblica è un patto sociale con regole e valori condivisi. La Costituzione Repubblicana è il momento di riconciliazione del paese, è il momento dell’unità del paese e l’inno di Mameli rappresenta l’unità di tutti gli italiani e il collegamento tra il primo e il secondo risorgimento. Mameli muore a 23 anni durante la difesa di Villa Panphili e la difesa della Repubblica romana nel 1849, contro le truppe del gen. Oudinot chiamato dal Papa a difendere il suo regno.

È il contrario di ciò che Camon dice. Ma chi è Camon e perché lo dice? Al di là del valore intellettuale del personaggio che non voglio affrontare, indubbio visto i riconoscimenti, a me interessa capire perché questo attacco all’inno di Mameli? In questa fase politica. Ferdinando Camon si autodefinisce così: «Sono di formazione rigidissimamente cattolica. Sono di tendenza fortissimamente comunista». Ecco spiegato l’arcano, un Cattocomunista della élite intellettuale che non volevano l’Italia unita, che preferiscono l’infallibilità monarchica del papa, che al pari di chi usa l’inno di Mameli per sollecitare un orgoglio patriottico nazionalista che né in Mameli né in Mazzini, albergò mai. La patria e il patriottismo costituzionale di Mazzini e di Mameli sono l’opposto di ciò che questi fantaccini ideologici della destra e della sinistra vogliono propinare al popolo italiano. La Patria è il luogo del mondo in cui esiste la libertà, la democrazia, lo spirito della Repubblica, l’unità e l’amor patrio deve unire i popoli di tutto il mondo nella realizzazione di quei valori. Il PD che divide con ‘Bella Ciao’, l’unità del Paese rappresentata dall’inno di Mameli. E FDI che rompe il fronte della solidarietà nazionale, invocato dal Presidente Mattarella collocandosi all’opposizione del governo Draghi, sono la testimonianza che la politica bipolare destra-sinistra riporta la politica a livello di scontro ideologico, i simboli religiosi sono non più la difesa di una libertà di culto sacrosanta, ma gli strumenti di un integralismo che nulla hanno a che fare con la laicità dello stato scritto nella Costituzione repubblicana. Sono esempi preoccupanti di come si intenda violentare le coscienze civili del paese con una concezione muscolare della politica, di odio, di contrapposizione, di divisione territoriale, di contrapposizione di livelli istituzionali. Questa è la sostanza del problema. I nipotini di Stalin e di Mussolini, vogliono un orizzonte totalitario per cui lottare e con cui distruggere lo spirito dei costituenti Repubblicani? O sono semplicemente incapaci di cogliere quello spirito che Mattarella e Draghi si sforzano di spiegare coi richiami e con l’esempio ogni giorno?
Lo scontro destra-sinistra è la fiera della demagogia, ius soli, legge Zan, voto ai 16enni, celebrazione della messa alle donne, rosari e vangeli, invasioni immaginarie, antieuropei e filo cinesi e filo russi, questi sono estranei alla tradizione democratica italiana. Sono l’adeguamento al conformismo della mediocrità. I problemi enormi dell’Italia sono altri, dalla pandemia, alla ripresa economica, alle riforme giustizia, fisco, semplificazione, necessarie nell’ottica dell’interesse generale quasi impossibili da raggiungere perché le riforme serie colpiscono, privilegi, garantiti, costringono ad abbreviare tempi, a sconfiggere corporazioni e sopratutto ridarrebbero dignità alla politica. Questo clima grigio,  quasi eversivo verso lo spirito costituzionale repubblicano, interpretato dai partiti a vocazione egemonica e dai mass media organici e non indipendenti alla caccia del qualunquismo e del populismo, portano a distorsioni ottiche e sopratutto concettuali che manipolano la percezione del reale.

Un esempio eclatante, il governo Draghi sta ottenendo grossi risultati sul fronte della pandemia. Ciò dovrebbe premiare tutti i partiti di governo, invece i sondaggi premiano la Meloni, l’unico partito di opposizione. Il PD che si autodefinisce l’architrave del sistema democratico e il maggior sostenitore di Draghi, il PD che ha sostituito Zingaretti perché troppo legato al patto coi 5S, oggi non solo non appare come il miglior alleato di Draghi, simbolo dell’unità nazionale, ma è il principale sabotatore di ciò, con iniziative divisive in tutti i campi. E la chiamano pure identità. Se il popolo italiano sulla base del fatto che con questo governo si stanno facendo cose inimmaginabili, che il nostro prestigio in Europa e nel mondo sta tornando ai livelli che competono ad un paese europeista ed Atlantico, punirebbe tutti quei partiti che per esaltare la loro identità anziché fornire idee per affrontare i problemi, forniscono totem e apprendisti sciamani e stregoni per dividere gli italiani. Ecco perché serve il fronte repubblicano, liberal-democratico, azionista per avere una forza di democrazia integrale, pragmatica, innervata dei valori costituzionali, in grado di essere l’equilibrio saggio e realistico della cultura di governo dell’interesse generale. Per questo deve essere fermo e non ondivago l’atteggiamento dello schieramento cui partecipiamo, né con sovranisti, né con populisti, autonomi alle elezioni politiche di fronte agli italiani, disponibili ad alleanze per il governo del paese su programmi seri.