È difficile capire per quale motivo Beppe Grillo abbia ritenuto di doversi incontrare con l’ambasciatore cinese durante il vertice del G7. Non che si voglia porre limiti alla libertà di Grillo da parte nostra, ci mancherebbe. Si incontri e veda chi gli pare. Certo che l’opportunità era pessima. Il suo partito sostiene un governo che si presentava per la prima volta al campo occidentale. Questo campo ha aperto una polemica molto delicata con la Cina sulle origini del virus. A sua volta la Cina ha disdegnato il G7 apostrofandolo come un “piccolo gruppo di paesi” che non poteva presumere di dettare le leggi al mondo. A proposito diciamo una sola cosa, ovvero che basta non sia la Cina a dettare legge.
Se poi Grillo si voleva mostrare conciliante con i cinesi per far sapere loro di avere comunque degli amici in Italia, quelli già lo sanno. È stato un governo a guida cinque stelle ad impegnarsi in un incredibile bilaterale con la Cina, che ha lasciato esterrefatto mezzo mondo.
L’opinione pubblica italiana ha elevato il presidente Conte a genio. Per la verità c’era anche chi lo ha accusato di aprire le porte alla pandemia e chissà a che altro.
A maggior ragione un po’ di prudenza sarebbe utile. Fino a quando il movimento cinque stelle sostiene l’attuale governo e con il dicastero degli esteri per giunta. Mai ci permetteremmo di dire al partito di maggioranza relativa quale condotta tenere su un tema decisivo come la politica internazionale. Vogliamo solo aiutarli ad evitare divenir sbeffeggiati dall’onorevole Meloni che ha definito il movimento come la quinta colonna cinese in Italia. Un’accusa che non aiuta il governo né la maggioranza.