E’ una tesi per lo meno discutibile quella della diplomazia cinese che si appella all’eguaglianza dei paesi nel mondo per contestare il G7 tenuto in Cornovaglia. Ad esempio, se tutti i paesi del mondo fossero uguali, il Tibet avrebbe una sovranità nazionale riconosciuta ed un’autorità indipendente. Il Taiwan, siederebbe come suo diritto, alle nazioni unite. I paesi non sono uguali fra loro anche soltanto per la propria identità nazionale. Dovrebbe essere evidente che cercare di costituirne di autonome nel mondo arabo, dove non sono mai smessi i conflitti tribali e non sembrano dover finire, sia stato un errore. Almeno in un quarto del mondo il sentimento di appartenenza nazionale è limitato al proprio villaggio. Sotto questo profilo bisogna riconoscere che la Cina si è dimostrata un paese eccezionale, perché sulla base di un territorio imponente ed una popolazione sterminata che tra l’altro è stata divisa per secoli da rivalità e conflitti di ogni genere, è riuscita ad estendere un profilo nazionale degno di quello di nazioni fra loro molto più piccole e coese, pensiamo all’Inghilterra, all’Olanda, alla Svezia, niente di paragonabili per dimensioni e popolazione. E’ comprensibile e legittimo quindi che la Cina ambisca ad avere un ruolo dirimente nel destino del pianeta, cosa che del resto nessuno gli nega, non fosse che si denota un problema di metodo. Per unificare un paese diviso e succube come era stato il suo la Cina ha ricorso al comunismo e nelle sue forme a lungo più estreme. Basta pensare che ancora in piena destalinizzazione sovietica, la Cina omaggiava uno dei pià brutali tiranni della storia quale era il “voz” georgiano. E’ vero che la Cina ha mostrato una duttilità ed una adattabilità straordinaria nell’adottare il sistema capitalistico. Non fosse che anche questa denota l’unicità e non l’eguaglianza con gli altri paesi. Così come è l’unico paese capitalista in cui la libertà ed il diritto degli individui non sono garantiti. Grazie a dio non c’è un “capitalismo scientifico”, una dottrina di come procedere allo sviluppo del proprio paese attraverso lo sviluppo economico, certo per lo meno l’esperienza cinese si rivela anomala rispetto a quello del complesso dei paesi occidentali dove il capitalismo si è affermato attraverso la lotta per le garanzie individuali. Veniamo quindi al punto debole della favola della globalizzazione, quella per cui si credeva di un evoluzione felice senza più bisogno di frontiere a cui la Cina ha attinto per due buoni decenni. Ci sono frontiere scritte nella storia delle nazioni che non si riescono a superare. Una di queste ad esempio si estende in Ucraina, così come si era estesa in Vietnam ed alla fine, il piccolo paese insulso ha vinto sul gigante cinese. Inutile poi andare a cercare gli storici per discutere di come un blocco di paesi ancora più piccolo abbia deciso dei destini del mondo nel 1945, perché appunto non abbiamo dubbio alcuno che il mondo è cambiato da allora. Infatti la Cina nel 1945 era ancora una vittima. Il blocco dei paesi del G7 è più che sufficiente a contrapporsi a questa nuova minaccia affacciatasi sul pianeta nel nuovo millennio, il dragone cinese.