Un governo che dispone dei due terzi dei consensi dei voti in parlamento ha come vincolo costituzionale solo il buon senso. La Carta fondativa della Repubblica non è immodificabile purché si disponga di una maggioranza qualificata come è quella del governo Draghi.
L’emergenza non è prevista dalla nostra costituzione come non lo è in quella della Repubblica federale tedesca per ragioni storiche. Fu lo stato d’emergenza a cancellare le prerogative costituzionali in Italia e la democrazia in Germania nel primo dopoguerra. È incredibile che le forze politiche italiane ci abbiano messo un anno per ricordarselo, consentendo l’ignominia di concedere poteri tanto vasti ad un governo di risulta con una maggioranza parlamentare striminzita e nemmeno più corrispondente alla realtà politica del paese. Il coprifuoco solo il fascismo lo impose in Italia. Altresì quel governo ignorò che la Repubblica tutela la salute, ma è fondata sul lavoro.
Per procedere sulla strada dell’emergenza, in termini chiari, serviva un governo di emergenza, meglio se guidato da una personalità di un certo prestigio istituzionale e  internazionalmente riconosciuto. Una Repubblica che deve affrontare una situazione per la quale non ci sono stati precedenti deve offrire come garanzia ai suoi cittadini qualcosa di più della semplice consuetudine politica.
Se si richiede uno sforzo straordinario alla nazione occorre poter disporre di un prestigio straordinario da ipotecare al suo servizio. Il fatto che la nazione intorpidita per un anno da un governo imbonitore e da una stampa di regime con i suoi sottopancia televisivi, tranne  poche eccezioni, abbia contestato tale scempio fino a compiere una svolta come quella avvenuta, significa un successo della democrazia repubblicana. Ora si tratta solo di valutare cosa meglio sia necessario per la sicurezza e ripresa che ci servono.