Fa sicuramente piacere che in un paese uscito da una guerra civile, i giovani parlino fra loro piuttosto che sfasciarsi la testa, questo anche perché a lungo abbiamo preferito la seconda soluzione alla prima. Il problema di una riconciliazione nazionale su un piano culturalmente più ampio di quello che pure venne posto nell’immediato dopoguerra dal ministro Togliatti, prese piede alla fine del secolo scorso. Fu ancora un esponente della tradizione comunista, quale l’onorevole Violante, che da presidente della Camera dei deputati si disse pronto a riconoscere “le ragioni dei vinti”. Ai reduci della repubblica sociale si possono riconoscere i titoli necessari per la pensione di guerra, correndo anche il rischio che lo Stato italiano offra la pensione a Domini e magari pure a Graziani, non fossero per nostra fortuna già morti.
L’obiezione del Pri allora fu solo di matrice teorica. Si riconoscessero tutte le motivazioni e tutti gli atti amministrativi che si volessero ai reduci del fascismo, purché fosse chiaro che la ragione fosse solo dalla parte dell’antifascismo. Una volta che il fascismo riconosce le sue colpe storiche, la Repubblica può essere generosa con tutti coloro che non si sono macchiati di ulteriori crimini, il fascismo infatti è un crimine, e fu persino amnistiato da un governo a cui il partito repubblicano si era guardato bene del partecipare.

Perché il Pri non partecipò al primo governo De Gasperi e nemmeno a quello precedente, il governo di una personalità a cui eravamo legati come quella di Parri? Per la semplice ragione che il partito repubblicano non aderiva a governi monarchici. Il giudizio sul fascismo è stato dato dalla storia, il giudizio sulla monarchia italiana lo abbiamo invece dato noi che del fascismo abbiamo condiviso solo le fucilate in Spagna.
Il Pri è l’unico partito il cui segretario nazionale perse la vita combattendo per la repubblica spagnola, Mario Angeloni, a soli quarant’anni. Angeloni ancora vent’enne fu medaglia d’argento al valor militare a Caporetto.

I giovani repubblicani hanno avuto occasione di ricordare la figura di Filippo Corridoni e persino quella di D’Annunzio nell’impresa fiumana. Individui, sia ben chiaro, che non hanno nulla a che fare con la tradizione repubblicana. Aspettiamo ancora di vedere un ricordo di Angeloni anche per dare l’idea di iniziare a condividere la storia del partito e non di volerne seguire un’altra che non c’entra niente o peggio, le si oppone.