Se si guarda rapidamente alla storia contemporanea ci si accorgerà come gli uomini di Stato in generale non hanno tempo di fondare partiti. George Washington era persino riluttante alla vita politica, preferiva di gran lunga quella militare. Ma Robespierre e Madame Roland che passavano le giornate da una riunione all’altra, fosse in un salotto o in uno scantinato, piuttosto che fondare un partito, salgono sulla ghigliottina ed è da sottolineare come due personalità avversarie mantengano questo fondo comune d’amore per la Repubblica. Lo stesso aveva fatto Danton, che un partito se l’era trovato addosso e preferì ignorarlo. Bonaparte non fonda partiti, fonda un impero. Mazzini, il partito d’azione lo subisce. Il Pda risorgimentale è una creatura interamente del conte di Cavour che come scrive Gramsci, se la tiene in tasca. Per inteso, nemmeno Marx fonda un partito, si limita a scrivere un manifesto. Churchill lo statista per antonomasia, il partito invece lo cambia, da liberale a conservatore, cosa già piuttosto spregiudicata.

Nel primo novecento tre uomini sono intenti a fondare dei partiti di successo, nell’ordine si tratta di Lenin, Mussolini e Hitler, tutti socialisti. Costoro sono anche accomunati da una certa follia mista a disperazione che ben ne contraddistingue le azioni. Mai si fosse girato il filmato, ma forse sarebbe bastato anche trasmettere un semplice fotogramma, di Lenin che balla nella neve davanti al Cremlino intabarrato nel suo caftano, perché il governo bolscevico è durato un giorno più della Comune di Parigi, la storia del mondo sarebbe stata diversa. Da quella danza solitaria traspariva qualcosa che aveva più a che fare con il ciarlatano che con l’uomo di Stato.

Berlusconi, che ha fondato anche un partito, ha lavorato come intrattenitore sulle navi da crociera, cosa che in qualche modo lo accomuna a Beppe Grillo. La cosa più incredibile a cui si è assistito di recente fu il magnifico rettore, formidabile commissario europeo, presidente del consiglio super partes, Mario Monti, stretto nel suo gessato di alta sartoria, fondare un partito pure lui. Bene possiamo stare tranquilli.

Non c’è rischio alcuno che a Mario Draghi passi per la testa qualcosa del genere, nemmeno a sbatterla contro la scrivania. Draghi scoppierebbe a ridere alla sola idea.
Nel suo caso saranno i partiti costretti a prendersi Draghi come modello da seguire e proporre per avere un qualche appeal, lo diciamo all’inglese, sulla società post pandemia.