Sono inaccettabili le dichiarazioni di Giuseppe Santalucia, presidente dell’Anm, che nel corso del suo intervento di sabato 19 giugno al comitato direttivo centrale ha annunciato una “ferma reazione” ai quesiti referendari.

Secondo il magistrato “il fatto stesso che si porti avanti il tema referendario sembra esprimere un giudizio di sostanziale inadeguatezza dell’impianto riformatore messo su dal Governo; e fa intendere la volontà di chiamare il popolo ad una valutazione di gradimento della magistratura, quasi a voler formalizzare e cristallizzare i risultati dei vari sondaggi di opinione che danno in discesa l’apprezzamento della magistratura”.

Insomma, lo strumento di consultazione popolare previsto dalla Costituzione e promosso da forze politiche rappresentate nell’arco costituzionale per rispondere alle esigenze di certezze e fiducia nel sistema giudiziario – in un momento in cui lo stesso è scosso da una serie di gravissimi scandali – non aggrada all’organo rappresentativo della magistratura che a questo punto dobbiamo ritenere si consideri al di sopra della Costituzione e della sovranità popolare in nome della quale, dovrebbe esercitare la sua funzione.

Traspare arroganza anche nelle stesse parole dell’organo di rappresentanza della magistratura “ferma reazione”, soprattutto dopo che in questi ultimi trent’anni abbiamo potuto vedere di cosa si sia stati capaci di fare.

Nei giorni scorsi, per altro, avevo avuto modo di sottolineare come il referendum sulla Giustizia, nonostante le nobili intenzioni, sia di per sè una ulteriore prova dell’impotenza della politica di fronte allo strapotere della Magistratura. Il preventivo vaglio di Costituzionalità e l’esperienza passata (sulla responsabilità civile del magistrato) ne dimostrano la scarsa efficacia. Le parole del dott. Santalucia oggi, fugano ogni mio ulteriore dubbio.

Siamo di fronte da anni ad uno scontro impari dove solo un momento di frattura, ovvero uno scontro istituzionale aperto, può creare le basi del cambiamento.

L’unica possibilità per la Repubblica di ricondurre la Magistratura nel suo alveo di funzione costituzionale e riportare l’equilibrio dei poteri è quella che i padri costituenti avevano previsto nella loro saggezza indicando il Presidente della Repubblica figura apicale del CSM. Un Presidente che attacchi e delegittimi apertamente la ANM per il modo di agire? Sì, è l’unica via possibile.

Non è consuetudine, né fa parte dello stile del Partito Repubblicano chiamare in causa l’azione della più alta carica dello Stato ma, quando la misura è colma, è necessario per stesso senso di responsabilità istituzionale, quello stesso che ha sempre contraddistinto il partito dell’Edera.

Solo un Presidente risoluto nel modo e nell’azione può segnare questa strada, riportando l’equilibrio dei poteri. La sentenza Borsellino Quater è la chiave di volta per superare ogni indugio.

Diversamente non ci resterebbe che confidare nella Divina Provvidenza?

Da laici quali siamo speriamo nella politica e nella forza degli uomini che sappiano tenere la testa alta.