Giovane, brillante, in tasca una laurea in fisica, oggi si trova alla guida di 500 ragazzi di tutta Italia ispirati dai principi liberali. Alessio Cotroneo, Presidente dell’istituto Liberale, ci ha concesso una interessante chiacchierata.
Cotroneo, il risultato ottenuto dalla vostra associazione in soli quattro anni è piacevolmente sorprendente: ma guardando indietro (e guardando all’estero) una domanda sorge spontanea: Perché il liberalismo in Italia non ha mai attecchito? «Banalmente, perché non ci sono stati i liberali. Vilfredo Pareto, un grandissimo liberale italiano, diceva che il compito dei liberali non è tanto quello di entrare in politica, quanto quello di rendere liberali i cittadini, in modo che possano “correggere” il governo. Ecco, In Italia un movimento del genere non c’è mai stato, al contrario di altri paesi. In più va detto che nel nostro paese è sempre stato molto forte l’accanimento nei confronti della borghesia e del sistema industriale».
Nel pensiero di Giuseppe Mazzini è molto presente il tema dell’educazione, intesa come percorso che permette all’uomo di diventare un cittadino. Ecco, che valore attribuite voi liberali all’educazione? «Sicuramente è molto importante. Educare la cittadinanza è quello che facciamo noi con Istituto Liberale, perché crediamo che le persone debbano essere educate alla libertà. Una cosa fondamentale che diceva John Locke è che libertà è sinonimo di civiltà: non c’è civiltà senza proprietà privata, e la proprietà privata è l’unico modo per garantire che vadano rispettati i diritti individuali. Dal rispetto per la proprietà privata discenderà il rispetto per gli individui. È quindi una fase fondamentale per diventare un paese civile. Però il ruolo di educatore non dev’essere né dello stato né delle istituzioni, bensì di libere figure che, come noi, si prendano l’impegno di diffondere un piano valoriale».
Si può dire che le nostre due culture politiche siano i due rami della libertà: la libertà repubblicana è la libertà nella legge, la libertà dei liberali è la libertà dalla legge. Può spiegarci meglio questo ultimo passaggio? «Non mi rispecchio in questo dualismo: la libertà dei liberali non è la libertà dalla legge, è la libertà dalla coercizione. Sempre Locke riteneva infatti che “la libertà vive nella legge” e la legge serve per ampliare la libertà. È vero anche però che nel pensiero liberale le leggi, come i diritti, sono innate, e sono sancite perciò dalla natura e non dallo stato».
The freer the market, the freer the people”?  «Sì, e non potrebbe essere altrimenti. “Libertà” vuol dire libertà di scelta, e più libero è il mercato, più le persone hanno libertà di scegliere».
Parlando di attualità, mi dia una sua opinione sul Governo Draghi. «Niente di fantastico ma migliore dei precedenti. Ad ogni modo è troppo presto per valutarlo. Ci aspettiamo comunque che faccia qualcosa di più».
In chiusura, mi può dire brevemente tre vostre proposte per il rilancio dell’Italia?
«Grandi privatizzazioni, per liberare capitali, aumentare l’efficienza di alcune imprese e migliorare la concorrenza. Fare tagli mirati alla spesa pubblica per vedere di appianare lo schiacciante peso del debito. E poi una grande riforma della pubblica amministrazione: serve una vera e propria digitalizzazione su modello estone. Caduta l’URSS, l’Estonia ha deciso di sbarazzarsi della vecchia burocrazia sovietica e, a differenza di Lettonia e Lituania, investire tutto nella digitalizzazione. Adesso lì in un quarto d’ora puoi aprire un’impresa online».