E’ già avvenuto che i vescovi si siano ritenuti i migliori e più preparati interpreti del senso e del significato della costituzione repubblicana ed è possibile che lo siano, ci mancherebbe. Mai ci permetteremmo di obiettare qualcosa nel merito a cotali dottori sapientissimi. Dobbiamo invece porre una questione di metodo, perché nel momento nel quale esponenti di altro Stato sono convinti di ritenere che l’Italia violi la stessa Costituzione che si è data, badate bene, non un trattato internazionale, costoro sono liberi persino di chiedere allo Stato a cui appartengono di interrompere i rapporti diplomatici con il nostro. Se poi ritengono l’errore rimediabile, possono rivolgersi alla Corte costituzionale affinchè questa intervenga per correggere la legge o il comportamento che comprometterebbe l’integrità della Carta. Nel caso di un pronunciamento favorevole della Corte, l’Italia potrebbe modificare la legge come si richiede e persino ringraziare chi con il suo intervento l’ha rimessa nella giusta carreggiata. Altresì, l’Italia potrebbe decidere di tenersi la legge contestata e di modificare piuttosto la Costituzione.
Il Parlamento della Repubblica, questo faticano a capire nonostante tutta la loro dottrina i vescovi, è libero di esercitare le sue funzioni come meglio ritiene opportuno. Se i vincoli costituzionali venissero considerati inadeguati, obsoleti, può capitare, vedi la riduzione del numero dei parlamentari proprio in questa legislatura, vi è una procedura di modifica.
Nel caso in cui non si rispettasse tale procedura e si mantenesse in vigore la legge che confligge con la costituzione, l’Italia sarebbe nel torto, e questo giudizio non spetterebbe nemmeno alla Corte costituzionale. Esclusivamente il popolo italiano, attraverso l’esercizio del voto, avrebbe il pieno diritto di pronunciarlo.
In attesa che tutto questo elaborato processo si compia e le idee si chiariscano, lo Stato altro, quale che sia, ed i suoi esponenti, se si considerano danneggiati, in potenza o in atto, possono provare di ricorrere all’Onu, o anche di dichiarare guerra all’Italia.
Escludano invece di pretendere di ingerire in qualsiasi misura nel percorso legislativo della Repubblica. Questo vale, ovviamente, anche per la Chiesa cattolica che nonostante la sua alta dottrina, non è garante del sistema politico italiano ed ancora meno lo è di quello costituzionale. Per esserlo, avrebbe dovuto essere posta a capo della Nazione come al tempo del papa Re, ovvero prima del 1870.
Può anche essere che vi sia una qualche nostalgia di quell’epoca remota e anche questo sarebbe comprensibile. L’unica soluzione sarebbe allora quella di arruolare qualche reggimento zuavo e provare a riprendersi Roma. Se vi si riesce, il nuovo sovrano si farebbe le leggi confacenti al dettato costituzionale che più gli aggrada. Altrimenti si accontenti di passeggiare dall’altra parte del Tevere e si preoccupi di dire messa.