Mussolini nelle mani di Hitler a Salò pensò di ritrovare l’animo dei suoi primi anni da rivoluzionario quando cercava l’intesa con i repubblicani contro i preti e il governo monarchico. Una delle prime cose che fece fu di far contattare Cino Macrelli, che conosceva bene, chiedendogli se non volesse sostenere la repubblica sociale. Macrelli non ci pensò nemmeno un momento per fargli sapere che il partito repubblicano avrebbe sostenuto qualsiasi repubblica tranne quella fascista. Ovviamente quello di Macrelli non era un pregiudizio, era il giudizio del partito repubblicano sui vent’anni di governo Mussolini e per la verità non ci fu bisogno di tanto tempo per pronunciarlo, perché ancora quando il partito comunista in esilio mandava telegrammi di congratulazione a Palazzo Venezia per la conquista di Addis Abeba, il Pri disprezzava il fascismo anche se vincente.

Escluso il fascismo il partito repubblicano, una volta conclusa quella tragedia e varata la Repubblica ha sempre cercato collaborazione nelle forze costituzionali senza preclusioni. Le aperture al partito comunista di Ugo La Malfa provocarono non pochi dissensi, ma La Malfa riteneva che anche i comunisti potessero concorrere al governo della Repubblica ed aveva ben ragione di crederlo considerando che nelle fila del Pci c’era chi portava il nome di Amendola. Solo dopo una lunga esperienza defatigante La Malfa preferì escludere persino i socialisti dalla formula di governo per tornare ad una formula tripartito, ma per quanto fosse stata forte la delusione nei confronti del partito socialista e di quello comunista berlingueriano, è difficile credere che La Malfa non avesse riaperto se possibile ad entrambi, in un diverso contesto. Solo ai fascisti ed ai monarchici si nega l’accesso al governo della Repubblica, tutti gli altri possono migliorarsi.

Se questa interpretazione fosse corretta, non abbiamo una riprova di cosa avrebbe fatto poi davvero La Malfa all’indomani della caduta del governo Andreotti, il Pri dovrebbe badare a non porre mai pregiudiziali nei confronti di nessuno se non fosse quella fissata da Macrelli. Soprattutto, nel caso in cui una formula di governo, cosa rarissima, si fosse dimostrata felice, a maggior ragione sarebbe stato necessario ritenere di riproporla e non di escluderla. Quello che invece non ci piace anche in una formula di successo che riproporremmo volentieri al paese alla prima occasione utile, sono certe considerazioni proprie di determinati ministri che non sono chiamati al governo per filosofeggiare.

Il ministro Orlando ha avuto il tempo di dire che la pandemia ha insegnato ai popoli quello che non ha saputo insegnare la sinistra, ovvero che il libero mercato non riesce a tutelare i cittadini e la società. E che c’entra? Il libero mercato offre gli strumenti per cui i cittadini e la società possono scegliere come tutelarsi. Un governo capace si assicura i vantaggi offertigli dal libero mercato quando un governo incapace li dissipa. La differenza che passa fra il governo Conte ed il governo Draghi, che ha come unico limite quello di alcuni esponenti che se non fanno danni, dicono sciocchezze.