Si è svolta, il 24 giugno, la conferenza stampa per la presentazione di “Valorizzare il capitale umano: scuola, università e ricerca”, secondo capitolo del Programma per l’Italia, il Comitato scientifico presieduto da Carlo Cottarelli, con Matteo Richetti in rappresentanza di Azione, Simona Viola in rappresentanza di +Europa, Bepi Pezzulli – capo della segreteria politica del PRI e direttore de La Voce Repubblicana – Edoardo Croci per i Liberali e Alessandro De Nicola per ALI – Per fermare il declino. Il gruppo di lavoro sull’istruzione, coordinato da Giulia Pastorella e Giovanni Gigli, ha elaborato un articolato piano di riforme volto ad invertire il declino del sistema formativo e della ricerca che affligge il nostro paese da almeno quindici anni. Basti ricordare che, a partire dal 2007, la spesa per l’istruzione ha subito un taglio, in termini reali, del 12% circa.

Appare assolutamente indispensabile riconoscere il valore strategico degli investimenti nel sistema scolastico e dell’istruzione per la crescita economica, sociale e morale. Le nuove generazioni rappresentano una forma di ricchezza, quella del capitale umano ed intellettuale: è da qui che occorre ripartire per un rilancio, a lungo termine, del paese.

Al centro di questa proposta riformatrice vi è il principio del merito che dovrebbe essere applicato con l’istituzione di corretti meccanismi di premialità a favore degli insegnanti più “virtuosi” ed anche attraverso una maggiore valorizzazione degli enti del Terzo Settore che da anni operano nel mondo della scuola. E’ però necessaria anche una razionalizzazione, laddove le risorse siano sprecate o eccessivamente frammentate (anche nell’ottica di economie di scala), un’innovazione (attraverso la creazione di specifici poli), ed un’internazionalizzazione delle nostre università.

La logica che guida queste proposte è quella di un’alleanza tra vari ambiti: la scuola, le famiglie e le imprese. Le famiglie vanno supportate in modo concreto, ad esempio attraverso l’estensione del tempo pieno, il diritto alla mensa ed una massiccia diffusione di asili nido. Va poi stabilito un dialogo costruttivo ed un avvicinamento cooperativo tra la scuola ed il mondo delle imprese, a favore dello sviluppo delle ragazze e dei ragazzi, anche potenziando l’alternanza scuola-lavoro. Infine, elemento fondamentale, occorre restituire orgoglio e senso di appartenenza ai professionisti che lavorano nel mondo dell’istruzione, conferendo loro uno status riconosciuto ed adeguato all’importanza della missione che svolgono.

Bepi Pezzulli, capo della segreteria politica del PRI, nel commentare con soddisfazione gli esiti del Comitato, esprime tre considerazioni. La prima è di natura strategica: non può esistere una potenza geopolitica che non ponga, al centro della propria country strategy, la leadership in campo scientifico-tecnologico e della conoscenza; le grandi università britanniche ed americane sono infatti un esempio di proiezione di influenza globale e di narrazione reputazionale basato su logiche di soft power. La seconda considerazione è invece manageriale: deve essere introdotto un’efficace coordinamento tra l’istruzione superiore e le necessità della nostra economia e deve essere riformato il sistema dell’istruzione professionale; lo si deve fare seguendo le best practises internazionali che sono sotto gli occhi di tutti da decenni, come il modello statunitense della Silicon Valley o, per restare in Europa, le scuole vocazionali tedesche che hanno formato operai e tecnici altamente specializzati. Infine, l’ultima considerazione è di tipo politico: in un paese che vede come unici strumenti di giustizia sociale quelli della tassazione, si restituisce ai cittadini attraverso un sistema di istruzione di elevato livello, un reale ascensore sociale. Questo è anche un modo per affermare il principio del merito ponendolo al centro delle dinamiche sociali, nel segno della società democratica.