Trasformare un momento di grande orgoglio nazionale in un ulteriore atto di divisione politica è una responsabilità di Letta e della sinistra.
È successo ancora in passato che si sia usato lo sport per dividere il paese, ma questa vicenda introdotta nei campionati europei di calcio è paradossale,  perché usa il ricatto morale del razzismo in modo improprio e forzando la libertà individuale.
È razzista anche chi pretende di chiamare razzista chi non condivide la protesta Black lives matter in tutte le sue forme perché la legge deve colpire tutte le ingiustizie e discriminazioni al di là del colore della pelle. La soluzione trovata dalla federazione è la peggiore perché anziché darsi una linea propria, si maschera dietro il rispetto per gli avversari e si adegua alle scelte altrui.
Inginocchiarsi per una causa che non c’entra nulla col calcio, dividendo ingiustamente tra razzisti e non, sulla base di una protesta che divide è discutibile.
Meglio pronunciare un messaggio positivo di lotta ad ogni discriminazione razziale prima di ogni partita. Ma inginocchiarsi se gli avversari di turno lo fanno o meno, in segno di rispetto è la forma di mancanza di rispetto verso se stessi e il popolo italiano.
Qual è la ragione per cui noi ci dovremmo inginocchiare di fronte al Belgio? Per il razzismo compiuto nei confronti dei migranti italiani sfruttati e in condizioni disumane (nelle miniere di Marcinelle nel 1955 morirono 136 italiani in miniera soffocati, dei 262 morti in totale)?
Del più feroce razzismo perpetrato nelle colonie? Noi dovremmo inchinarci di fronte alla monarchia Belga?
E in che condizione psicologica si mette un atleta che prima di competere con un avversario, lo si costringe ad inginocchiarsi in segno di rispetto?
Si toglie la libertà di scelta, si divide un gruppo di guerrieri fieri e rispettosi delle libertà altrui nella competizione in una squadra di automi che non ha più una identità. L’Italia, la Repubblica italiana non ha bisogno di inginocchiarsi davanti a nessuno per ribadire i suoi valori di libertà e contro ogni forma di discriminazione. C’è scritto nella nostra Costituzione, c’è scritto nella nostra bandiera, nel nostro inno, nella nostra storia.
Non dobbiamo inginocchiarsi nei confronti di nessuno tanto meno nei confronti di una monarchia. Se l’Italia dovesse perdere, apriti cielo, c’è chi dirà che è colpa delle distrazioni che la politica e la sinistra hanno introdotto nella tranquillità della nazionale.
C’è già sui social che si augura che l’Italia perda se si inginocchia. È la conferma che destra e sinistra non hanno compreso che il patriottismo costituzionale repubblicano è unità attorno i valori della Repubblica, non divisione sui disvalori di società diverse e divise fin dalla nascita.
W l’Italia Repubblicana.