Servirebbero ancora dieci anni per dare quel giudizio storico sul governo Spadolini che presuppone almeno un mezzo secolo di distanza dagli eventi passati. In soli quarant’anni resistono ancora le passioni, le simpatie, gli aspetti, come dire, soggettivi di una valutazione. Lo si comprende del resto dei testi di coloro che hanno riproposto all’onore delle cronache il 28 giugno del 1981. Spadolini ed il suo governo meriterebbero un giudizio storico oggettivo e noi siamo ancora talmente coinvolti che possiamo darne solo uno politico soggettivo. Ricordiamo allora che la crisi sistemica della politica italiana era arrivata già ad un punto di svolta, altrimenti mai si sarebbe visto un presidente del consiglio non democristiano. C’era stato un solo precedente, prima che la Repubblica fosse istituita, con Parri. Dopodichè solo bigi democristiani dal 1946 in avanti. Sola discontinuità la presidenza della Repubblica, per quanto importante, con Saragat prima e Pertini. E’ Pertini che chiama Spadolini dopo il fallimento di ben due governi democristiani di inizio legislatura, quello Cossiga e quello Forlani, in soli due anni. Il governo Spadolini si forma sulla trama interrotta della solidarietà nazionale. Le elezioni del 1979 avevano visto arretrare il Pci, penalizzato dalla politica del compromesso. Il contraccolpo in quello stesso partito fu la diversificazione sullo Sme. Tanto per caldeggiare un’alternativa, quale che fosse, altrimenti il Pci si sarebbe esaurito prima ancora di quanto poi sarebbe accaduto nel giro di dieci anni. Il partito comunista non aveva scampo. Avrebbe dovuto socialdemocratizzarsi completamente e svanire come entità politica distinta, poiché la proposta rivoluzionaria oramai non era più credibile. I comunisti duri e puri erano i brigatisti che il Pci dopo aver allevato aveva contribuito a sconfiggere. Le perdite per lo Stato erano state ingenti, basta pensare ad Aldo Moro, ma quando si profila il governo Spadolini il brigatismo rosso è ai suoi ultimi colpi. Il partito comunista si è opposto alla lotta armata, ha combattuto i suoi vecchi compagni e pure non ha attraversato il guado del governo, ha un piede in acqua e un altro fuori. La Dc perde la prospettiva a sinistra e si ritrova interamente legata al rapporto con il Psi di Craxi, questa la novità politica restrittiva della legislatura. Il tentativo centrista cossighiano dura il sogno di un mattino e già il governo Forlani imbarca i socialisti. E cosa fanno i socialisti? Denunciano la feudalizzazione del paese compiuta dalla democrazia cristiana, che per la verità, ucciso Moro, non ha più una linea strategica e neppure una programmatica. Come capita spesso in tali circostanze non è nemmeno fortunata. Il terremoto in Irpinia è il primo caso manifesto dell’incapacità amministrativa e gestionale in cui è decaduto il paese, a quello si accompagna il caso Cirillo e se non bastasse anche l’ombra della loggia massonica deviata P2 lambisce ambienti democristiani. L’opinione pubblica inizia a guardare ai partiti, la Dc in testa, come a degli appestati e vista la decadenza del partito socialdemocratico e l’inconsistenza politica di quello liberale, settecentomila voti circa nelle elezioni, ecco profilarsi il partito risorgimentale, istituzionale, il più estraneo ai gangli e ai maneggi della pubblica amministrazione. Per di più il Pri si è dato un leader nuovo dotato di una formazione prettamente culturale, quale era Spadolini. Montanelli che in quella stagione aggrediva chiunque, di Spadolini scriveva che profumava di biancheria appena lavata con il sapone. E’ possibile che Pertini che non amava Craxi e non aveva nessuna voglia di provare una presidenza socialista, si vedesse in qualche modo ritratto da Spadolini. L’asse con Pertini fu decisivo per sovrastare un parlamento a dir poco inquieto, che riversò improvvisamente un consenso numerico eccezionale. Il governo Spadolini fu il primo governo di pentapartito. Era stato preparato? Le forze politiche si rendevano conto di cosa stessero facendo? C’era un qualche progetto? La Dc aveva scritto un “preambolo”, ma è difficile trovargli un senso compiuto, una direzione di marcia piuttosto che un’altra e comunque la democrazia cristiana bisogna vederla per com’era preoccupata di recuperare tutte le caselle perdute il prima possibile. Ecco il terreno scosceso su cui Spadolini iniziò a muoversi. Su quale assetto disporsi? L’unico disponibile era quello costituzionale, ovvero un presidente del consiglio che è indipendente dai partiti che lo sostengono che si rivolge al parlamento ed al capo dello Stato come suoi interlocutori e censori primari e indirettamente all’opinione pubblica. Solo in questo modo Spadolini riuscì ad imprimere una sterzata alla politica italiana, cominciando da quella estera che ne fece un partner privilegiato della presidenza statunitense. Erano anni in cui dall’Italia si sarebbe semmai enunciata una impostazione mediterranea non certo atlantica. Spadolini prese subito un’altra rotta favorito dal successo reaganiano. Spadolini non poteva invece contare su un blocco sociale ancora troppo sbilanciato sindacalmente, da una parte e dall’altra, impegnato in un’opera di spesa pubblica senza qualità della stessa. Per non dire che non ebbe nemmeno il tempo di progettare una politica dei redditi. Dotato di una eccezionale sensibilità politica, Spadolini distese i rapporti con il partito socialista comprendendo che era necessaria quella collaborazione per potere in qualche modo premere sulla democrazia cristiana. Il solo Pri, anche al 5 per cento, non vi sarebbe mai riuscito. Solo che a quel punto il partito socialista pose tutto il suo peso nel piatto di Palazzo Chigi. Il governo Spadolini cadde su un incidente parlamentare, probabilmente creato ad arte, comunque troppo presto per riuscire ad imprimere una svolta autentica alla politica italiana. Fu un soffio di speranza accanto al desiderio di chi voleva sbarazzarsene in fretta, mai potesse modificare davvero gli equilibri. Ora, non c’è solo da dare un giudizio storico sul governo Spadolini, ma anche sul perché dopo quel governo si decise di partecipare a quelli successivi che comprendevano tutti coloro che Spadolini l’avevano fatto cadere.