Le recenti inchieste sulle carceri italiane, non c’è solo l’Istituto di Santa Maria Capua a Vetere, chiamano pesantemente in causa il precedente, per altro certamente da nessuno rimpianto, Ministro della Giustizia e pongono pesanti interrogativi sul suo operato, ma in primo luogo sulla sua nomina.

Vedete, il diavolo sta nei particolari, nei cammei direi, e quello del Reato colposo se non si prova che è doloso, la dice lunga su chi era costui e sul fatto che chi lo ha scelto ben sapeva di che pasta era fatto, una pasta malleabile e morbida, una di quelle paste che servono per fare il dolce che vuoi per affondarci meglio di denti.

La prima prova la abbiamo avuta con la nomina del direttore del DAP, Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria, tanti nomi importanti, quello del magistrato Di Matteo in primis, archiviati con frettoloso sospetto per assecondare la nomina di un magistrato assai discusso e di cui le trasmissioni televisive di inchiesta impiegarono ben poco per rivelarne la discutibile condotta e l’immagine non adeguata e connotata da arroganza e prepotenza mista ad una convinzione di non punibilità.

Guarda caso oggi ci troviamo con immagini terribili delle nostre carceri ed una inchiesta non degna di un paese civile, pestaggi di detenuti, insomma, una vergogna ed uno scandalo che il Ministro durante il suo mandato non ebbe ad affrontare pubblicamente mettendoci la faccia, e già perché qualcuno gli ha consentito di tenerla nascosta, dobbiamo presumere, insomma  come la polvere spazzata sotto il divano.

E allora, cari amici lettori, cosa dobbiamo sperare oggi in tema di riforma della Giustizia, in un paese che fino a ieri vedeva un ignorante in diritto, tale è chi parla di delitto doloso che diventa colposo, seduto sulla poltrona piu’ alta del Ministero della Giustizia? Dobbiamo sperare in Draghi, nel suo Governo ed in un Ministro con la M maiuscola che è la dott.ssa Cartabia, ma anche temere che un sistema pilotato con un senso di impunità evidente, alla Marchese del Grillo, abbia solo fatto una operazione di maquillage nella convinzione che tanto “ Io so io e Voi nun siete un ca…”.

Di questi marchesi, ahimé l’Italia e l’amministrazione della Giustizia repubblicana è piena e di cittadini in Bonafede o Malafede pronti a ricoprire un incarico per procura, altrettanti.