Il fantasma della strage di Stato viene evocato almeno dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso. Da piazza Fontana, a piazza della Loggia, passando per la stazione di Bologna, fino ad Ustica. Decine di udienze, testimonianze, sentenze. Non sono mancate ricostruzioni picaresche. Il buon presidente alla commissione Stragi, Libero Gualtieri, arrivava a piazza dei Caprettari pieno di plichi che si credevano le mappe delle campagne di Rommel. Invece era solo l’itinerario di un singolo volo ad aver creato tanto scompiglio. Quei fessi degli americani e della Nato una volta che avevano deciso di abbattere Gheddafi erano riusciti a tirar giù un Dc9. Tanto erano inetti militarmente, tanto capaci di creare un muro di gomma che dura ancora dopo cinquant’anni. Un complotto passato da Washington per tutte le capitali europee, eppure, uno straccio di prova, una singola confessione, nessuno l’ha mai ottenuta. Solo illazioni. La battagli nei cieli, i servizi deviati, la banda della Magliana, chi più ne ha più ne metta, fiumi di inchiostro da lasciare il fiato sospeso, altro che Le Carrè. Leggete Purgatori. In compenso ancora ricordiamo le risate di Freda sulla giustizia italiana, che lo riteneva colpevole e lo lasciava libero. Difficile poter affermare con serenità che lo Stato democratico abbia compiuto delle stragi, anche perché questa necessità della democrazia cristiana di spaventare la popolazione, non si vede poi così chiaramente. Nemmeno il Pci credeva davvero che l’Italia sarebbe potuta andare a sinistra con una prova elettorale. E’ certo invece che lo Stato non controllava il suo territorio, che nella sua babele amministrativa perdeva indizi decisivi o commetteva errori fatali. Quanta alla collusione con la parte stragista ancora aspettiamo che venga dimostrata, anche per l’omicidio Moro, visto che anche quello fu una strage considerate le vittime della scorta. Ora il processo che si è aperto a Roma contro il governo Conte ed governatore Fontana, per pandemia colposa, sembra francamente più facile da dipanare. Non solo disponiamo di ripensamenti ed omissioni imbarazzanti, documentati dei vari livelli di governo, non solo delle testimonianze dei medici mandati allo sbaraglio avvolti in sacchi di immondizia che non c’erano i camici, ma possediamo persino dei verbali desecretati di un comitato tecnico scientifico che rimproverava i vertici Alitalia per aver applicato le disposizioni di volo in vigore sotto una pandemia. Semmai l’accusa ci pare un po’ distratta, così preoccupata com’è di sostenere l’ovvio, ovvero che il piano antipandemico non era stato aggiornato da 15 anni. La verità vera è che si ignorava persino di doverlo applicare un piano antipandemico, e questo fino a quando la situazione non era completamente sfuggita di mano. Allora si seminò il panico. Tutto chiaro, tutto scritto, tutto incontrovertibile, tutto tra l’altro persino pronosticato. Per questo abbiamo ragione di sperare finalmente che il processo duri il tempo necessario ad esaminare le carte e di ascoltare le pietose giustificazioni dei responsabili, se mai verranno. Costoro si ritenevano un modello di efficienza da esibire al mondo. Centomila morti. Manco i paesi che non hanno adottato restrizioni sono riusciti in un tale capolavoro. Speriamo solo di avere una sentenza certa indiscutibile, inossidabile come la coscienza dei giudici che si pronunceranno.