La prima cosa da dire sulla riforma della Giustizia è che porta la firma di un ministro che detiene le competenze necessarie al dicastero a cui è preposto. La professoressa Cartabia è all’altezza del ruolo che riveste e ha mostrato anche la necessaria sensibilità costituzionale richiesta ad un rappresentante delle istituzioni democratiche. Nella sua funzione di presidente della Corte costituzionale la professoressa Cartabia fece sentire la sua voce nel silenzio per ricordare alla Nazione che lo Stato di emergenza non è previsto dalla carta costituzionale. Ricordiamo perfettamente il suo intervento a proposito, dal quale viene da discutere del profilo di un esecutivo e di un presidente del Consiglio che si presenta al Parlamento con un codice della protezione civile. Aggiungiamo che la professoressa Cartabia sa perfettamente che la magistratura non è un potere costituito ma semplicemente un ordinamento costituzionale e come tale va considerato. Di tutto questo il governo precedente aveva fatto carta straccia. La controprova veniva offerta dal ministero di Grazia e Giustizia. Le polemiche indecenti che hanno coinvolto alti magistrati ed il ministro Bonafede lo testimoniano. Sia ben chiaro, non abbiamo obiezione alcuna contro gli intrattenitori delle discoteche di Mazara del Vallo o di altre amene località. Abbiamo invece una riserva politica e personale nei confronti dell’onorevole Bonafede. In pochi mesi il ministro Cartabia è riuscito a ridare dignità al ministero della Giustizia e contiamo possa anche affrontare positivamente la situazione delle carceri che appare degna di un regime sudamericano. Del resto i paragoni con giunte cilene ed affini, l’anno scorso si sprecavano.
La riforma della Giustizia appena stilata è dunque un punto di ripartenza significativo che risponde ai criteri del diritto giuridico e alle richiese dell’Unione europea nei confronti di una situazione italiana fino a ieri desolante. C’è ancora molto da fare, ma bisogna per riconoscere i pregi dei partiti che hanno sostenuto la riforma e la sostengono. Fanno molto piacere le parole usate dal segretario del Pd Enrico Letta. Tutti i leader politici della coalizione hanno fatto la loro parte per raggiungere questa intesa ed è un merito che possono rivendicare pienamente a loro favore.
Questo non va sottovalutato, anzi. Per il resto possiamo stare tranquilli che non c’è nessuna anomalia. C’era invece, per responsabilità del governo precedente, una subordinazione gregaria nei confronti di una magistratura completamente allo sbando e nessuna intenzione di correggere la deriva intrapresa.