Un lucidissimo intervento su Newsweek di Simone Rodan-Benzaquen, Direttore della sezione europea dell’American Jewish Committee denuncia l’ipocrisia dei media occidentali, che continuano a cimentarsi in una narrativa obliqua alla verità e alla realtà di Israele, Cisgiordania e Gaza; una realtà che include scomode confutazioni alla narrativa ideologicamente schierata e pregiudizialmente pro-palestinese: l’oppressione delle autorità palestinesi ai danni della popolazione palestinese, la violenza della polizia e delle forze di sicurezza palestinesi, le violazioni dei diritti umani, la malversazione dei fondi internazionali, l’indottrinamento anti-sionista sui testi scolastici. In calce, l’editoriale in lingua italiana.

La sinistra si interessa dei palestinesi solo se può accusare Israele
di Simone Rodan-Benzaquen
(versione in inglese:
https://www.newsweek.com/left-only-cares-about-palestinians-when-it-can-blame-israel-opinion-1607734)
Quando Hamas vinse le elezioni legislative palestinesi nel gennaio 2006, incontrai una giovane donna palestinese la cui analisi mi è rimasta impressa da allora. “Desideravamo l’autodeterminazione e la libertà. E invece Gaza riceve terrore e islamismo, mentre noi in Cisgiordania corruzione e autocrazia”, mi disse.

La situazione a Gaza non ha fatto altro che peggiorare da quando nel 2007 Hamas rovesciò con la violenza l’Autorità Palestinese guidata da Fatah instaurando un regime islamista che non solo terrorizza i civili israeliani ma opprime anche i palestinesi che governa.

Per quanto riguarda il Presidente Abbas, non si è rilevato essere il paladino della libertà e della democrazia che alcuni si erano immaginato. Mentre rifiuta di tornare ai negoziati di pace con Israele, si effettuano centinaia di pagamenti alle famiglie dei terroristi, e si insegna l’odio e la violenza ai bambini palestinesi nei libri di testo finanziati dall’UE. La corruzione è diffusa; Abbas ha recentemente iniziato il 16mo anno della sua presidenza quadriennale, cancellando anche le elezioni del 2021 e impedendo ulteriormente qualsiasi tipo di transizione democratica.

I palestinesi sono frustrati e infuriati. Nelle ultime settimane, migliaia di uomini e donne hanno protestato nelle strade di Ramallah e altrove in Cisgiordania, in particolare dopo che uno dei maggiori critici di Abbas, Nizar Banat, è morto mentre era detenuto dalle forze
di sicurezza dell’Autorità Palestinese. Molti attivisti della società civile e giornalisti palestinesi sono stati intimiditi e arrestati, il che ha spinto alcuni di loro a chiedere pubblicamente protezione all’Europa.

I soliti difensori della causa palestinese, quelli della sinistra che ha duramente protestato contro le azioni di Israele a Gaza durante il recente conflitto con Hamas, sono rimasti in silenzio. Per i palestinesi che si oppongono pubblicamente al loro stesso governo, non ci sono stati slogan o magliette con scritto “Palestina Libera”. Non ci sono state condanne da politici progressisti o post Instagram delle top model.

Perché quelli che si definiscono i sostenitori del popolo palestinese, i paladini dei diritti umani, indossano questo assurdo paraocchi?

Come possiamo spiegare la totale apatia di fronte a queste recenti manifestazioni? Come possiamo spiegare il silenzio su ciò che è successo ai rifugiati palestinesi a Yarmouk, in Siria, negli ultimi dieci anni, durante i quali il regime di Assad e le milizie alleate hanno ucciso, arrestato e sfollato migliaia di palestinesi? Chi in Occidente può onestamente dire di averne anche solo sentito parlare?

Come si spiega questa indifferenza per i diritti umani quando Israele non è chiamato in causa? Perché non li sentiamo parlare degli Uiguri epurati dalla dittatura cinese, dei Rohingya deportati dalla giunta birmana, dei Curdi e degli Yazidi violentati e torturati in Siria e in Iraq, degli atleti iraniani uccisi e delle donne attiviste imprigionate, dei cristiani nigeriani massacrati da Boko Haram e dai Fulani islamisti?

Temo che non ci sia altra spiegazione se non l’indifferenza da parte dei cosiddetti attivisti pro-palestinesi per i palestinesi veri e propri. Ciò che gli interessa è solo una versione romantica dei palestinesi, come una storia di Davide e Golia, una sorta di contorta reincarnazione della resistenza coloniale o razziale. E questo spiega molte più cose su
di loro che sui palestinesi.

Perché l’ossessione ideologica della sinistra funzioni, perché si sentano solidali con i palestinesi, hanno bisogno che Israele il “malvagio”, il “razzista”, il “colonizzatore”, sia parte dell’equazione.

Israele non è al di là delle critiche. Ma questa ossessione malata per un Israele immaginario non riguarda davvero il conflitto.

Si tratta di una campagna di propaganda ben riuscita dei leader palestinesi, dei loro alleati e delle istituzioni multilaterali di tutto il mondo. Si tratta di uno spostamento ideologico della sinistra politica in Occidente, in cui la razza e altre categorie demografiche hanno sostituito la classe come asse cruciale.

E questo ha conseguenze catastrofiche per gli ebrei di tutto il mondo, che sono diventati legittimi bersagli. Sono le vittime di quella che può solo chiamarsi un’ossessione antisionista, che esige il rifiuto totale di Israele da parte di ogni ebreo, per non essere visto come complice dei “malefici intenti” di Israele.

Questo approccio che pone Israele al centro di tutti i mali è uno dei motivi per cui, sotto la guida dell’ex leader Jeremy Corbyn, il partito laburista britannico si era intriso di antisemitismo, e spiega perché abbiamo visto questa “nuova forma” di antisemitismo in Europa negli ultimi venti anni, e perché recentemente abbiamo assistito ad attacchi
antisemiti nelle strade di Londra, New York e Los Angeles.

Ma ha anche conseguenze terribili per i palestinesi, i cui sostenitori stanno scegliendo di ignorare il terrorismo e la tirannia che hanno distrutto la politica palestinese e hanno fornito copertura a una struttura politica in Palestina che non accetterebbero mai per se stessi.

Infine, ha conseguenze negative per i diritti umani nel mondo in generale. Dalla sua nascita nel 2006, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha avuto un solo punto separato e permanente all’ordine del giorno, ed è quello dedicato a Israele – non la Corea del
Nord, non l’Iran, non la Cina, non il Venezuela. Delle 24 sessioni che criticano i Paesi membri, più di una su tre ha preso di mira Israele. Questa ossessione per un solo Paese non solo è ingiusta nei confronti di Israele, ma significa anche che il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite continua a ignorare le molte violazioni dei diritti umani
nel resto del mondo.

Lo slogan “No agli ebrei” descrive purtroppo fin troppo bene questa visione del mondo. La questione riguarda più il mondo della psicologia che quello della politica, riguarda più quelli ossessionati da Israele che Israele stesso.

Solo se capiamo come funziona questa logica e le conseguenze che ha per gli israeliani e i palestinesi, per gli ebrei della diaspora e per i conflitti dimenticati in tutto il mondo, possiamo davvero reagire.

Meglio farlo il prima possibile.