Verrebbe da chiedere al prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, se si rende ben conto di quello che ha asserito. Attenendosi alla sua ricostruzione vi sarebbe stato un vertice tra la Federazione gioco calcio ed il ministero degli Interni per decidere i festeggiamenti della nazionale e la decisione presa sarebbe stata violata, dalla volontà di due giocatori, Chiellini e Bonucci, soprattutto Bonucci. In pratica il ministero degli Interni, la prefettura e la federazione, non contano niente, conterebbe il parere del signor Bonucci. Non si sa se ridere o piangere. Anche perché qui si parla del ministro degli interni che ha diramato fino all’anno scorso circolari in cui i genitori non potevano portare a spasso i propri figli a più di cento metri da casa e comunque non tutti e due insieme. Il ministro degli Interni, questa colonna del rigore antipandemico, non sarebbe però stata in grado di mandare una volante a fermare il bus della nazionale e far scendere i giocatori.
Forse che il ministro Lamorgese ha temuto la folla radunatasi senza distanza, senza mascherine, sotto l’autobus della nazionale di calcio? Forse che il ministro si è reso conto che è cosa piuttosto diversa imporre restrizioni a ignote famiglie con bambini, piuttosto che ad una nazionale di calcio campione europea? Forse il ministro degli interni deve passare ad altro incarico. Ed il prefetto di Roma cosa ha da aggiungere a tutto questo? Egli piagnucola che la colpa è di Bonucci?
Lo Stato dovrebbe essere una cosa seria, soprattutto quello democratico. La sua serietà ed autorevolezza poggia sulla capacità di prendere misure appropriate, possibilmente, di essere convinti della loro bontà e quindi di farle rispettare.
Se invece tutto questo viene a mancare, si erode il potere dello Stato, la sua credibilità, l’affidabilità della legge. Soprattutto gli uomini o le donne che dovrebbero essere responsabili dei loro atti, sarebbero poi chiamati a dover rispondere delle conseguenze.
Tuto sommato si farebbe una migliore figura, piuttosto che dare la colpa al signor Bonucci, a dare propria sponte le dimissioni ammettendo di essere dei completi incompetenti. Ma per farlo servirebbe senso del dovere e quindi amore per lo Stato.