Il Potere non c’è. Non c’è dove ti aspetti che sia. Non c’è un potere da una parte, e qualcuno che lo subisce dall’altro. La realtà non è così schematica. Questo non vuol dire che non esistano Potere e sopraffazione. Significa semplicemente che non sono dislocati in modo uniforme e stereotipato come ci si immaginerebbe. Il Potere è parcellizzato, in forme di controllo invasive che controllano aspetti della nostra vita. Questo è il grande contributo di un pensatore come Michel Foucault. Lui ci ha raccontato le sottopieghe della società, quelle che ci si sente in dovere di “controllare”. E leggere Foucault e lettere Letta è tutt’uno. Il Pd ha questo istinto innato di indicare la via giusta, e di isolare il male. Sarà il suo amore per il potere. Il crollo del muro ha causato questo. Che prima del muro il Potere era quello classico. Io comando, tu stai zitto e ubbidisci. Gli ex Pci erano perfettamente a loro agio. In realtà anche i cattolici sono figli di una divisione del potere di questo tipo. Perché la chiesa cattolica è sempre stata così. Io ho ragione e ho la verità, tu hai torto, statti zitto e buono che la salvezza non è roba per te. E stavano a loro agio pure loro. Impossibile che due mentalità del genere non finissero alla fine per incontrarsi in questo agio comune. E visto che il potere piace comunque lo si disponga, sono i primi a benedire gli spazi maledetti in cui gestire il dissenso.

Michel Foucault ci ha parlato di pazzia e di malati e di lebbrosi. La collettività ha inventato l’internamento un po’ come il Medioevo la segregazione dei lebbrosi. I posti vuoti lasciano spazio. E ci sono nuove categorie, nuove diversità da internare. I meccanismi di controllo sono rimasti invariati, e il potere è diventato il potere medico, burocratico, coercitivo. A scriverlo a metà degli anni settanta sembra una profezia di sventura. Nel XVIII secolo (Umberto Curi, La forza dello sguardo)  “i medici erano, per un certo verso, degli specialisti dello spazio. Essi ponevano quattro problemi fondamentali: quello dei luoghi… quello delle coesistenze… quello delle residenze… quello degli spostamenti… Essi sono stati, con i militari, i primi amministratori dello spazio collettivo». La nuova etica pubblica prevedeva questo: comunità pura vuol dire comunità disciplinata. La democrazia non è compatibile con il totalitarismo salutista. Così ha importanza fondamentale la sorveglianza. È la sorveglianza a rendere perfetto il potere. La tattica. Ma la tattica del totalitarismo sanitario fa questo: promette di lenire la paura e l’angoscia, ma diventa a sua volta “la terra natale del male e potrà ormai spargerlo essa stessa e far regnare un altro terrore”.

«Esiliare il lebbroso e arrestare la peste non comportano lo stesso sogno politico. L’uno è quello di una comunità pura, l’altro quello di una società disciplinata. Due maniere di esercitare il potere sugli uomini, di controllare i loro rapporti, di sciogliere i loro pericolosi intrecci. La città appestata, tutta percorsa da gerarchie, sorveglianze, controlli, scritturazioni, la città immobilizzata nel funzionamento di un potere estensivo che preme in modo distinto su tutti i corpi individuali – è l’utopia della città perfettamente governata».

Le sale dell’isolamento sociale sono le sale dello stigma e della vergogna, del silenzio e del dissenso. Un nuovo luogo dello spavento in cui tutti i delitti riuniti fermentano e, con la fermentazione “spandono per così dire intorno a sé un’atmosfera contagiosa, respirata da coloro che vi abitano, ai quali sembra attaccarsi. Questi vapori brucianti in seguito si alzano, si disperdono nell’aria e finiscono col ricadere nelle vicinanze, impregnando i corpi e contaminando le anime. Si compie così in immagini l’idea d’un contagio della putrefazione”.