In questi mesi abbiamo visto ognuno di noi dare il peggio di sé. Certo, qualcuno era avvantaggiato in partenza. Ma se c’è una categoria che oggi ha definitivamente compromesso la sua immagine è quella dei virologi e degli scienziati, oggi associati a figure a metà tra Paolo Fox e il Mago Otelma.

Che poi, per carità, la colpa non è nemmeno delle scienze empiriche o della medicina, ci mancherebbe. Le scienze empiriche procedono per loro natura per tentativi ed errori. Non si occupano di verità. Non ne hanno i mezzi. Sono incapaci di alto sentire, diceva Benedetto Croce e certo non voleva sfottere ma evidenziare che ci sono forme di sapere che hanno dei limiti. Anche Karl Popper diceva più o meno la stessa cosa. La scienza non poggia su un solido strato di roccia ma è un edificio costruito su palafitte. Io elaboro un’ipotesi e poi la metto alla prova. È il metodo ipotetico-deduttivo. Che rispetto al metodo induttivo dà risalto alla ragione, si parlerà non a caso di razionalismo critico. Il metodo induttivo cosa fa? Guarda i singoli casi e, da essi, tenta di stabilire una legge universale. Può funzionare anche così ma non possiamo fondare una pretesa di validità in senso assoluto. Lo sa bene il tacchino di cui ci parla Bertrand Russell. Un tacchino viene portato in un allevamento e nota che tutti i giorni alle 9, col sole, con la pioggia, con la neve, gli viene portato da mangiare. Così il nostro tacchino elabora la sua ‘inferenza induttiva’. Incontestabile e provata quotidianamente dai fatti. Fino alla vigilia di natale quando invece di esser nutrito, il tacchino fu sgozzato.

Ecco perché gli scienziati sono state le figure sbagliate al posto sbagliato. Li avremmo dovuti avere in umiltà e in silenzio, a fare il loro lavoro di ricerca nei laboratori. Li abbiamo avuti pavoni in televisione, eccitati dal palcoscenico (o dal gettone di presenza?) a dire tutto e l’esatto contrario. La narrazione mainstream imponeva il rispetto della scienza. Ma la scienza era divisa su tutto. 

In Italia il rischio è zero, la situazione è sotto controllo, il virus è artificiale, creato in laboratorio, non è vero, è naturale, ma anzi, adesso che mi ci fai pensare, le maschere non servono, le maschere servono, vanno bene anche sciarpe e foulard, il virus si trasmette nell’aria, il virus non si trasmette nell’aria, il virus si trasmette ma non oltre un metro, non oltre otto metri,  in estate il virus muore, no schiatta di salute, no se ne va in montagna e noi dobbiamo andare al mare, gli animali sì, gli animali no, gli animali sì ma non trasmettono, il vaccino è pronto, ci vorrà un anno, non si trovano gli anticorpi, il vaccino non esiste, ci vorranno due anni perché muta. Dobbiamo mettere in sicurezza gli anziani, gli over 70, una volta fatto quello c’è l’immunità di gregge.  Il vaccino non serve a nulla, anzi, aiuto si è impazzito Luc Montagnier che, accipicchia, è un Premo Nobel. Tranquilli, ci pensa Repubblica: si è dato alle teorie alternative, lo possono contraddire anche le terze medie. E le terze medie non se lo sono lasciate ripetere due volte e si sono scatenate.

La statistica va di pari passo: il picco è dietro, il picco è davanti, siamo sulla cresta, in vetta, in discesa, no, in salita, ci vorranno due settimane, fine aprile, il 3 maggio, metà maggio, giugno, luglio, agosto, scordatevi di tornare liberi prima di settembre. Un anno e mezzo di tarantelle e siamo di nuovo qui.

Insomma, ben disposto a seguire l’opinione della scienza. Prima però fate in modo che ne abbia una.