Siamo molto preoccupati per la riunione di alto livello dell’Assemblea Generale dell’ONU, prevista per il 22 settembre 2021, per commemorare il 20° anniversario dell’adozione della Dichiarazione di Durban. Il tema ufficiale dell’incontro sarà “Riparazioni, giustizia razziale e uguaglianza per le persone di origini africane”.

Riteniamo che il razzismo sia una urgente sfida globale che richiede una risposta efficace e inclusiva. La Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e le intolleranze, convocata a Durban in Sudafrica nel settembre 2001, non ha affrontato questa sfida. È diventato invece un forum per attaccare e diffamare Israele, per invocare l’infame accusa che il sionismo sia una forma di razzismo – che è stata ripudiata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1991 dopo la sua adozione nel 1975, per dedicarsi alla banalizzazione, e persino nella negazione, dell’Olocausto, e per distorcere oltre ogni limite il significato del termine antisemitismo.

Peggio ancora della conferenza ufficiale è stato il Forum delle ONG, dove molti partecipanti hanno espresso apertamente l’odio verso Israele e verso i rappresentanti delle ONG ebraiche, compreso l’American Jewish Committee, che si sono sentiti minacciati fisicamente e sono stati informati dagli organizzatori della conferenza che la loro sicurezza non poteva essere garantita. Il Forum delle ONG ha adottato una dichiarazione estremista, che ha cercato non solo di criticare duramente Israele, ma anche di delegittimarne l’esistenza stessa.

I documenti finali della conferenza ufficiale furono poi depurati della maggior parte del linguaggio polemico. Tuttavia, il conflitto palestinese-israeliano è stato l’unico conflitto regionale citato in questi documenti, anche nella sezione sulle “Vittime del razzismo”, sostenendo così assurdamente che il trattamento dei palestinesi da parte di Israele era motivato dal razzismo e non dalle dinamiche di un complesso conflitto territoriale.

La conferenza di Durban del 2001 è stata una battuta d’arresto per la lotta contro il razzismo perché ha diviso la comunità internazionale intorno a questa nobile causa, invece di unirla. Lo stesso si può dire della conferenza di Ginevra del 2009, alla quale dieci Paesi (Australia, Canada, Repubblica Ceca, Germania, Israele, Italia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Polonia e Stati Uniti) rifiutarono clamorosamente di partecipare. Inoltre, la stessa cosa è accaduta quando l’Assemblea generale si è riunita nel settembre 2011 per celebrare il 10° anniversario e riaffermare la controversa dichiarazione del 2001: 15 paesi – Australia, Austria, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Israele, Italia, Lettonia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti – scelsero ammirabilmente scelto di non partecipare alla riunione. Questi incontri, tenuti sotto gli auspici dell’ONU, hanno reso un disservizio alla urgente lotta contro il razzismo e la discriminazione razziale, che meritava di meglio.

Chiediamo ai governi di identificare e sostenere iniziative non politicizzate e non discriminatorie per affrontare il razzismo piuttosto che il framework di Durban, ormai fallimentare. In particolare, ad oggi, nove governi – Australia, Austria, Canada, Repubblica Ceca, Ungheria, Israele, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti hanno indicato la loro contrarietà a partecipare all’incontro del 22 settembre. Facciamo appello ad altri governi che hanno fatto della lotta contro l’antisemitismo una priorità e che non non vogliono vedere la lotta contro il razzismo dirottata per motivi politici, a fare lo stesso.